Il Tirreno

Empoli

l'intervista

«Sorpresa Empoli? No, è all’avanguardia»

di David Biuzzi
«Sorpresa Empoli? No, è all’avanguardia»

Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione italiana allenatori di calcio, applaude il lavoro degli azzurri e di Giampaolo

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EMPOLI. È una sorpresa per molti. Ma non per tutti. O almeno non per lui, Renzo Ulivieri. Il presidente dell’Associazione italiana allenatori di calcio, infatti, il pallone lo conosce fin troppo bene. E anche l’ambiente azzurro, dove è tornato in questi giorni ad accompagnare i suoi allievi del gruppo Master. Tanto da applaudire soprattutto due aspetti che, poi, hanno prodotto il rendimento decisamente sopra le righe degli azzurri: programmazione (del lavoro) e filosofia (di gioco).

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«L’Empoli sta facendo grandi cose – sottolinea Ulivieri – e secondo me continuerà a farla anche perché è riuscito a crearsi un buon vantaggio rispetto alla zona rischio. E lo ha fatto con merito, perché la classifica non è figlia del caso. La verità è che l’Empoli gioca, gioca a calcio. E lo fa sempre».

Eppure al secondo anno di A, e dopo l’addio di Sarri e di molti giocatori, in tanti avevano pronosticato... una stagione difficile per gli azzurri.

«Forse con superficialità. Era un rischio che si poteva correre, è vero, ma i risultati dicono che la società è stata brava a programmare. E a programmare il lavoro ad ampio raggio. Cioé non pensando solo alla stagione successiva ma anche al futuro».

Portando avanti anche una filosofia particolare...

«È vero. Come ho detto l’Empoli gioca a calcio e cerca di farlo sempre. Mi sembra una tendenza che comincia a prendere campo nel calcio italiano. Forse siamo di fronte a una possibile rivoluzione, in questo senso, perché anche molte squadre nelle categorie inferiori stanno cercando di farlo. L’Empoli, però, è stato ed è all’avanguardia in questo senso. E, quindi, raccoglie quello che ha seminato».

Pensa addirittura a una rivoluzione?

«Sì, in qualche modo sì. Anni fa si andava a giocare a San Siro, o in generale contro le big, dicendosi “speriamo che vada bene”. Ora si va a San Siro a giocarsela. Ed è in questo atteggiamento che l’Empoli è all’avanguardia».

È l’atteggiamento del futuro, insomma?

«Del presente e del futuro. Puntare sulla qualità è una scelta obbligata. Chi vuol fare calcio deve per forza passare da questa strada. Il merito della società azzurra è stato quello di imboccarla prima degli altri e con grande convinzione. E, ovviamente, di trovare gli interpreti giusti per portare avanti questo discorso».

Come Giampaolo, allenatore in cui pochi erano pronti a scommettere la scorsa estate...

«È vero. Come Giampaolo. Ma, sia chiaro, l’Empoli non scommette sugli allenatori. Può farlo con qualche giocatore, ma non con l’allenatore. In questo caso sono scelti. Quindi seguiti e valutati. Prima e dopo».

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Cioè?

«Hanno puntato su Giampaolo perché la le caratteristiche giuste e la stessa filosofia dell’Empoli. Ma i tecnici non bisogna essere bravi solo a sceglierli, ma anche a metterli nelle condizioni di poter lavorare. Ricordo che Sarri conquistò appena 4 pareggi nelle prime 9 partite alla guida dell’Empoli. Eppure la società ebbe la forza e l’intelligenza di valutare il suo lavoro quotidiano e non solo il risultato della domenica. Anche in questo l’Empoli è all’avanguardia e anche per questo ora può ambire a costruirsi un posto stabile in serie A».

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