Gioco
Il ritorno di Livaja sul luogo... del delitto
Per la prima volta in casa dell’Atalanta dopo la lite del 2014
EMPOLI. È tornato in gruppo giusto ieri e ora è pronto a tornare sul luogo del “delitto”, Marko Livaja. Ovvero in quello stadio dal nome un po’ così, l’Atleti Azzurri d’Italia, dove nell’aprile 2014 si consumò l’episodio che lo trasformò automaticamente in uno dei bad boy del pallone.
La rottura. Succese tutto in un Atalanta-Verona vinta dai veneti. Livaja, sostituito dal tecnico Colantuono, rispose alla pesante contestazione (cioé gli insulti) di una parte del pubblico e, subito dopo, la lite continuò via social, con attacchi (dei bergamaschi) e risposte (del giocatore) sul profilo Facebook dell’attaccante. Livaja, poi, sempre sulla sua pagina tornò il giorno seguente scusandosi con i tifosi dell’Atalanta spiegando di aver riposto a chi gli aveva «offeso la madre» e chi lo aveva «chiamato zingaro». Livaja, che allora aveva 21 anni, fu comunque multato, di fatto escluso e ceduto al Rubin Kazan. Da allora, come detto, la fama di cattivo ragazzo non lo ha più lasciato.
Il ritorno. Lui, il giorno della presentazione a Empoli, chiarì subito di non voler tornare sull’episodio ma anche di non essere quello che è stato dipinto. Domani, però, è facile ipotizzare un’accoglienza particolare e per niente carina per il ragazzo di Spalato. Il pubblico di Bergamo probabilmente sarà più impegnato a difendere il Bocia, il capo-ultrà per il quale è stato richiesto l’obbligo di soggiorno in città (oltre a tre anni di sorveglianza) per un paio (non i primi) di processi a carico, che a offendere l’attaccante azzurro, ma ricordando anche i precedenti (ad esempio quello di Saudati, che pure dall’Atalanta era venuto via senza liti pubbliche o via social...), l’ambiente sarà ostile.
La maturità. E dunque starà soprattutto a Livaja gestire bene la situazione e dimostrare, forse una volta per tutte, di non essere davvero un bad boy. Prima della sfida di andata il ragazzo parlò di «una partita come le altre», ma si sa che potrebbe non essere così. Dovrà tenere i nervi saldi, insomma, Livaja. Che, però, in questi suoi primi 6 mesi consumati in azzurro ha avuto solo eccessi... d’agonismo. Quando entra in campo, cioé, ha talmente tanta voglia di spaccare che spesso finisce per farsi ammonire al primo intervento. Detto questo, però, bisogna aggiungere che dentro lo spogliatoio e fuori dal campo il comportamento del ragazzo è stato ineccepibile. Di “cassanate” o “balotellate” che siano, insomma, nessuna traccia. Anzi, gli va dato atto di aver saputo e voluto stringere i denti per la causa quando, ad inizio avventura, è stato chiamato in causa (vista anche l’indisponibilità di Mchedlidze) in condizioni ancora non ottimali e non si è mai tirato indietro.
Chiuso l’altro fronte. Ora, per lui, arriva un altro esame. Con tutti i riflettori più che mai su Livaja, anche perché l’altro possibile fronte caldo lo ha chiuso... il mercato. Il riferimento, ovviamente, è all’incrocio Tonelli-Denis, risolto con una stretta di mano al Castellani prima del match d’andata ma, soprattutto, con l’addio dell’argentino ora tornato in patria nell’Indipendiente.
@DavidBiuzzi
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