La manifestazione
Cuore e testa premiano l’Empoli
Rete irregolare, rigore sbagliato: è una partita maledetta ma sui titoli di coda c’è il lieto fine
EMPOLI. Il dolce sta tutto nel finale. Mentre sul Castellani passano i titoli di coda, infatti, l’Udinese è avanti e la partita - fra gol irregolari concessi all’avversario, rigore fallito da Saponara e almeno altre quattro occasioni sprecate - sembra di quelle maledette. Il fantasma della sconfitta, insomma, è concreto e solido come non mai quando l’ennesima giocata diventa quella giusta. Merito di Pucciarelli, che controlla al limite di un’area, quella friulana, intasata come il centro di Milano all’ora di punta, si gira e scambia con Maccarone: il passaggio di ritorno di Big Mac è un regalo e l’attaccante lo scarta con un morbido lob che supera finalmente Karnezis e scaccia via gli spettri.
Meno belli. Non è la vittoria che serviva dopo il pesante ko di Napoli, insomma, ma un pareggio che ci va davvero molto vicino. Proprio perché arriva quando ormai era difficile anche crederci, visto l’andamento del match, e premia (meritatamente) la truppa di Giampaolo che non è quella dei giorni belli ma ci mette testa e cuore. Soprattutto nella ripresa, perché è soprattutto nel primo spicchio di partita che qualcosa manca. Non l’atteggiamento, bello aggressivo in avvio, ma la capacità (mostrata molte altre volte) di attaccare senza scoprirsi e di scavalcare il muro. Quello che i friulani erigono una decina di metri davanti alla propria area di rigore. È sulla trequarti, insomma, che il 3-5-2 di Colantuono diventa denso, difficilmente penetrabile. Ci provano Paredes e Zielinski, i più ispirati, ma senza troppa fortuna. In più l’Udinese appoggia il contropiede sul rapidissimo Matos, che già aveva creato difficoltà quando si era presentato al Castellani con la maglia del Carpi. Stavolta, poi, il danno arriva al minuto numero 23, quando il brasiliano s’invola e serve Zapata tutto solo. Solo perché ha appena steso irregolarmente Laurini. Ma né Abbattista né i suoi assistenti (e pensare che in tutto sono 6...) vedono e il gol del colombiano è facile facile. L’Empoli, complice la tempesta di vento e pioggia che s’abbatte d’improvviso sul Castellani, fatica a reagire. O meglio, reagire di pancia e non trova le chiavi per entrare.
La riscossa. La ripresa, poi, inizia con un altro contropiede di Zapata che mette altri brividi al popolo azzurro. È anche l’ultimo vero squillo bianconero, però. Perché l’Empoli comincia ad attaccare e gare gioco, costruire occasioni e sprecarle. Con il passare dei minuti i friulani si abbassano sempre di più, mentre gli allievi di Giampaolo hanno il grande merito non solo di crederci, ma anche di continuare sempre e comunque a giocare la palla. A cercare il varco, che pure sembra non esserci, con pazienza. Anche dopo l’errore di Saponara che si presenta dal dischetto al 22’, subito dopo che Ali Adnan ha commesso una stupidaggine sul sontuoso Zielinski, ma si fa parere il tiro (centrale) da Karnezis. Giampaolo, che in panchina ha pochi cambi, sceglie quelli giusti (Bittante per Camporese con Laurini che va a fare il centrale, Mchedlidze per Saponara con Pucciarelli che va a fare il trequartista) e la possibile botta psicologica diventa rabbia. Quell che, nell’ultimo spicchio di gara, produce occasioni a raffica, con tiri che finiscono fuori d’un soffio, e il già descritto pareggio di Pucciarelli. Azione indicativa, quella del gol. Perché nonostante tutto l’Empoli ha ancora la forza fisica e mentale di cercare e trovare una giocata preziosa.
Rimpianti e sorrisi. Ecco perché il punto, che per tanti aspetti rappresenta il minimo raggiunto col massimo sforzo, può e deve andare bene. La strada è lunga, brillantezza e fortuna torneranno. E, nell’attesa, è importante sapere che l’Empoli c’è. C’è sempre.
@DavidBiuzzi
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