Il dolore
Martusciello contro Sarri, una sfida tra amici
«Maurizio è un grande sul campo e fuori. Il Napoli e fortissimo ma ce la giochiamo. Potevo essere dall'altra parte, è vero, ma non ho rimpianti perché questo splendido Empoli mi entusiasma»
EMPOLI. Oggi Tonelli, ieri Saponara. Dall’altra parte sempre il Napoli, pronto a dare milioni (10 per il difensore, 18 per il fantasista) per strappare all’Empoli i suoi gioielli. Niente da fare: incedibili entrambi. Eppure la storia non è iniziata con loro. Né con altri calciatori.
Già, il primo no garbato ma deciso al Napoli di Sarri e De Laurentiis è arrivato prima. Quando, cioé, il presidente partenopeo aveva pensato bene (almeno per lui) di ricostruire sotto il Vesuvio l’intero staff tecnico del miracolo Empoli. È arrivato, insomma, per Giovanni Martusciello.
Dova essere lui, il “bello guaglione” il trait d’union fra l’Empoli di ieri e quello di oggi. E il presidente Corsi non ha voluto sentire ragioni. «È vero – conferma Martusciello – la partita di domenica avrei potuta viverla dall’altra parte. Sarei stato primo in classifica, ma a guardare bene la posizione attuale dell’Empoli forse vale anche di più del primo posto del Napoli».
Rimpianti?
«Nessuno. La tentazione c’è stata, non lo nego. Sarei tornato nella mia città, avrei lavorato con persone che stimo e che apprezzo e in una squadra fortissima. Ma la scelta è stata fatta e oggi posso dire che è stata quella giusta».
Come mai?
«Perché questa stagione a Empoli è stimolante come non mai. Ripartivamo con un nuovo tecnico, senza diversi giocatori per noi importantissimi e qualche preoccupazione, non lo nego, c’era. Però la crescita di questa squadra è sorprendente, ma anche coinvolgente. Neanche noi abbiamo l’esatta percezione di dove potremo arrivare se continueremo a lavorare così. E non c’è modo migliore di questo per lavorare. Sei completamente preso da quello che fai».
Dunque ha fatto bene il presidente Corsi a blindarla subito...
«Con il presidente c’è un rapporto professionale e personale che va avanti ormai da anni. Non perde mai l’occasione di dimostrarmi la sua stima e io non posso che ringraziarlo e fare di tutto per meritarmela».
Che effetto le farà ritrovare Sarri dall’altra parte?
«Sicuramente è un’emozione. Il match dell’andata era arrivato così presto che quasi non me ne rendevo conto. Stavolta è diverso. E non penso solo a Maurizio ma anche a Ciccio Calzona, al preparatore Sinatti, al collaboratore Bonomi. Abbiamo vissuti anni splendidi insieme, lavorando praticamente fianco a fianco ogni giorno e 24 ore su 24. Si era instaurato un rapporto che, anche in questo caso, va decisamente oltre l’aspetto professionale. Si chiama amicizia, insomma, ed è un’amicizia vera. Infatti ci sentiamo spesso, spessissimo. Domenica li ritroviamo con il loro primo posto da esibire insieme al nostro ottimo andamento. E questo mi rende orgoglioso oltre che felice».
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Ma pensare di fermare la capolista è un sogno o cosa?
«No, che sogno. Noi andremo a Napoli a giocarcela. L’amicizia la mettiamo da parte per 90 minuti e sono sicuro che anche dall’altra parte faranno così».
Però l’andamento del Napoli mette paura...
«Ero sicuro che avrebbero fatto bene. Certo non avrei potuto scommettere sul primo posto, ma il mix fra la qualità dei calciatori del Napoli e la perfetta organizzazione del lavoro e del gioco di Sarri e del suo staff non poteva che dare ottimi frutti. Detto questo io sono sicuro che l’Empoli se la giocherà anche domenica. Vedo la nostra crescita, vedo come si stanno allenando i ragazzi e penso positivo».
Non è un po’ troppo?
«No, non è presunzione la mia. Ripeto, è una convinzione che deriva dal lavoro che facciamo ogni giorno e dai progressi che questo gruppo ha fatto e sta facendo. Il Napoli è una grande squadra, ma l’Empoli è una squadra di piccoli campioni che crescono di giorno in giorno. E sono sicuro che riusciremo a rendere la vita complicata anche al Napoli. D’altra parte proprio Sarri aveva capito tutto da tempo...».
Cioé?
«Ricordo che l’anno scorso, dopo 5 o 6 giornate di campionato, analizzavamo la situazione nostra e del campionato nel suo ufficio e lui mi disse che continuando sulla strada della crescita questo gruppo aveva la qualità per giocarsi anche l’Europa. Pensai fosse impazzito, lo confesso, ma i fatti gli stanno dando ragione. Proprio dalla base del suo lavoro siamo ripartiti, la crescita c’è stata e oggi, come vi ho già detto, non so esattamente dove può davvero arrivare questa squadra».
Le sorprese, insomma, potrebbe non essere finite. Parola del primo degli “incedibili” Giovanni Martusciello.
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