Sicurezza
Sarri tradito dalla parola proibita
Il tecnico dell’Empoli si scusa: «Ho usato un termine sbagliato, ma non è giusto descrivermi come un mostro omofobo»
Quest'articolo è stato pubblicato su "Il Tirreno" del 28 marzo 2014
C’è un vecchio proverbio che di- ce: la lingua ferisce più della spada. Certo ricevere un’offesa è sempre meglio di una coltellata, ma di sicuro ci sono termini più pesanti di altri. E martedì sera Maurizio Sarri, allenatore dell’Empoli, ha scelto quello sba- gliato.
Per criticare l’operato del di- rettore di gara, infatti, il tecnico azzurro è incappato in uno scivolone che, proverbio o no, ha fi- nito per fare male. Agli interessa- ti, è chiaro, ma anche a “quelli che benpensano”, come li ha etichettati Frankie Hi-nrg, e a se stesso. La parola “proibita” usata da Sarri, infatti, è «froci». «Ho sbagliato – spiega l’allenatore – non c’è dubbio. Volevo esprimere un concetto ed estre- mizzarlo per rendere il messaggio più forte, ma ho semplicemente sbagliato. Potevo dire “signorine” o altro ancora, ma non quello che ho detto. Ribadisco, è una parola sbagliata e me ne scuso».
Detto questo, però, Sarri non ci sta neanche ad essere messo in croce. «Mi ha dato fastidio – sottolinea – che molti organi di informazione abbiano estrapolato quel termine dalla frase per- ché lo trovo un comportamento scorretto. Non ho niente contro gli omosessuali, ci mancherebbe altro, e per un errore mi hanno dipinto come un mostro». Eccola, dunque, la frase. «Non capisco più le interpretazioni arbi- trali. In Inghilterra si fischia molto bene perché il calcio è uno sport di contatto. Così si, però, trasforma in una disciplina per...».
Precisazione che, ovviamente, non giustifica l’uso del termine. «Ma – continua Sarri – non per questo devo essere descritto come omofobo. Sicuramente ho commesso un errore e mi dispiace, ma bisogna anche stare attenti ai giudizi sulle persone». E, in effetti, su Sarri si è scate- nata una piccola bufera, soprattutto sui social netowrk. Complice anche un litigio avuto col pubblico di casa, a fine gara, e punito dal giudice sportivo con un’ammenda di 5mila euro. «Non ho litigato con la tifoseria del Varese – precisa Sarri – ma con uno solo. Per tutta la partita ha offeso pesantemente mia ma- dre e, alla fine, l’ho mandato a quel paese. Ecco cosa è succes- so».
Già, perché Sarri è un po’ così. Vulcanico, vero e verace. Ma anche una persona, per cultura e mentalità, decisamente lontana da qualsiasi forma di razzismo. E pure da quel colore, il “nero” che qualche giornale gli ha appiccicato addosso.
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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