Il pazzo Empoli non vuole fermarsi
Le assenze pesano, il mercato anche, ma l’acuto... del festeggiato vale un punto pesante
VERONA. Ci mancava solo questa. Già, una squadra positivamente pazza, in una stagione eccezionalmente folle, non poteva farsi mancare il regalo... del festeggiato. Perché al Bentegodi è Lorenzo Tonelli, nel giorno del compleanno numero 26, a firmare il gol che vale un pareggio e, a conti fatti, un punto d’oro. L’Empoli, infatti, alla sfida col Chievo ci arriva coi cerotti e, soprattutto, dopo una settimana passata sia a contare gli effettivi - tra gente che entrava e usciva dall’infermeria - sia a resistere alle tentazioni di mercato. Non finirà l’assalto alla diligenza “denunciato” da Giampaolo (ma forse era più giusto definirlo un vero e proprio assalto alla dirigenza, quella azzurra), ma gli anticorpi ci sono visto che è proprio l’uomo copertina, il difensore-goleador, uno dei pezzi pregiati che tutti (ma soprattutto la Roma) vorrebbero subito.
Tanti avversari, poco sprint. Niente, insomma, sembra fermare l’Empoli. Che a Verona, però, rallenta. Non tanto perché pareggia dopo tre vittorie consecutive in trasferta, ma perché nel primo tempo la truppa di Giampaolo non è brillante come al solito. In questo senso, è chiaro, i problemi contigenti pesano, pesano eccome. Il tecnico, invece, è senza messa difesa e, soprattutto, senza Saponara. Così il possesso palla, oltre il 60%, diventa spesso fine a se stesso e per guadagnare un solo metro di campo si fa tanta, ma proprio tanta fatica. Colpa (si fa per dire...) anche del Chievo. Che mette la fraccia al primo attacco, con un banale cross di Pepe trasformato in oro colato più dalla bravura di Paloschi che dalle responsabilità (che comunque ci sono) di una difesa che si schiaccia troppo e di Skorupski “uccellato” nella terra di nessuno. Su quell’acuto la truppa di Maran costruisce un primo tempo abbottonato, con tutti i giocatori dietro la linea della palla e un traffico impressionante davanti all’area di Bizzarri. Poi, come accennato, il resto lo fanno gli azzurri che giocano il solito calcio, ma con una marcia in meno. Krunic, al rientro dopo l’infortunio alle spalle, fatica a trovare tempi e spazi e l’unica vera occasione per il pari, non a caso, nasce da un errore di Dainelli (Maccarone prova a approfittarne, ma Bizzarri replica).
La ghigna giusta. Nell’intervallo, però, Giampaolo tocca i tasti giusti (e non è la prima volta). Quando si ricomincia, infatti, gli azzurri hanno un piglio diverso. Anzi, hanno la ghigna giusta, per dirla all’empolese. Non a caso stazionano per 180 secondi dalle parti del portiere clivense e passano alla cassa con provvidenza-Tonelli. Che poi, tanto per confermare lo stato di pazzia totale, festeggia prendendo a schiaffi il rientrante Mchedlidze (un classico, ampiamente testimoniato su YouTube, che di solita si consuma fra le quattro mura dello spogliatoio...) prima di andare a stritolare in un significativo abbraccio il suo tecnico. Lui, l’allenatore, conttinua ad azzeccare le mosse sganciando Buchel per Krunic e alzando Croce sulla trequarti, ma è soprattutto la crescita di Zielinski a fare la differenza. Il polacco ci prova in tutti i modi, ma senza fortuna, e comunque anche il Chievo c’è e punge. Alla fine, insomma, va bene così, per tutti.
Settimana chiave. Ora, però, tornerà a imperversare il mercato (Tonelli, Barba, Mario Rui e Zielinski i più richiesti), ma concentrarsi sul Milan sarà davvero importante, più di sempre. A occhio e croce, infatti, la sfida coi rossoneri somiglia molto a quella che potrebbe permettere anche di alzare l’asticella, di alimentare i sogni di gloria...
@DavidBiuzzi
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