Il Tirreno

Empoli

L’Empoli dei record non si ferma

di David Biuzzi
L’Empoli dei record non si ferma

Sbanca anche Torino, arriva al giro di boa a 30 punti e ora sente pure profumo... d’Europa

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TORINO. Non si ferma più. No, l’Empoli dei record marcia veloce e sicuro come il treno che lo ha accompagnato fino a Torino per centrare l’ennesima impresa di un girone d’andata fantastico (un Eurostar... sarà un caso?) e torna a casa con altri tre punti. Fanno trenta, ora, e siamo solo alla fine del girone di andata. Proprio in quel Comunale che il 10 maggio scorso regalò la salvezza, insomma, arriva la vittoria che forse vale anche di più. Nel senso che ora, a metà strada e con una classifica che sbalordisce, viene da chiedersi se sia ancora il caso di continuare a indicare la permanenza in categoria come il traguardo da inseguire.

Prufumo d’Europa. Certo, restare al tavolo dei grandi era e resta l’obiettivo per cui spendere fino alle ultime gocce di sudore e sangue. È vitale, per il presente e per il futuro. Ed è per questo, probabilmente, che già da oggi dirigenti, tecnico e buona parte dei giocatori si batteranno e sbatteranno per non parlare di altro, per non nominare l’Europa. Ma quella parola, forse, non è più un tabù. Perché lo dicono i numeri, lo dicono i record (oltre a quello dei punti ci sono anche 3 vittorie consecutive in trasferta, 5 totali nelle ultime 6 partite) ma lo dice anche il processo di crescita di una squadra che continua, ogni volta, a fare un passo avanti. Forse piccoli, ma sempre e comunque in avanti.

Senza esagerare. Nella gestione Sarri (che, tanto per completare il quadro, è campione d’inverno...) come all’inizio di quella di Giampaolo, infatti, l’Empoli aveva una sola strada da percorrere per sperare di vincere una partita: dare il massimo, dominare l’avversario in lungo e in largo. Uno sforzo enorme, insomma, che spesso neanche bastava. Ora, invece, basta anche un po’ meno. Ed è l’antitesi di un difetto. L’Empoli ha scoperto la banalità del bene, la capacità di fare il massimo anche senza esagerare. Come succede a Torino. Perché il primo acuto del 2016 è figlio dell’ottavo centro dell’eterno (e immenso) Maccarone, ma a dividersi la copertina con il condottiero c’è il portiere Skorupski, protagonista di almeno tre interventi decisivi. Gli azzurri, infatti, ci sono ma non sono brillanti, sono belli ma non bellissimi. Costringono il Torino a snaturare il suo gioco - e questo è un altro aspetto che dice molto sul valore attuale dell’Empoli - perché Ventura sceglie la velocità di Martinez in avanti e, sostanzialmente, punta sulla cara vecchia italica tattica, catenaccio e contropiede. I giovanotti di Giampaolo, così, si trovano a dover gestire il possesso palla in un fazzoletto di campo, perché la metà granata è intasata come il traffico del centro di Roma nell’ora di punta. In più la difesa, ancora orfana di Tonelli, non è perfetta e là davanti Livaja, promosso a titolare, fatica ad incastrarsi nell’ingranaggio. La partita non è semplice, insomma, ma l’Empoli ci resta sempre dentro. Con la pazienza dei forti insiste a cercare le sue giocate e, quando Big Mac sfrutta un episodio per metterla (la palla) fra le gambe di Padelli, il Toro perde progressivamente forza e lucidità. Skorupski deve ancora dire no a Belotti e a una pericolosissima deviazione di Barba, è vero, ma è Saponara (che davanti al ct Conte conferma di essere un fantasista in grado di tirare sia di fioretto che di sciabola) a divorarsi il match point. E, comunque, sul piano del gioco l’Empoli fa sostanzialmente quello che vuole. Non come una squadra che deve salvarsi (anche se in estate nessuno, fuori dalla città, sembrava crederci...), ma come chi può anche cominciare a coltivare sogni mostruosamente proibiti.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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