Il Tirreno

Empoli

Più sostanza che fumo È la rivincita di Giampaolo

di David Biuzzi
Più sostanza che fumo È la rivincita di Giampaolo

Con la banalità del bene ha conquistato sia la squadra che il pubblico

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EMPOLI. Non è stata una scelta ma la scelta. Non era il primo nome della lista ma l’unico. Già, fa differenza. Eccome. Marco Giampaolo è entrato nell’orbita Empoli quando sulla stagione 2014/2015, l’ultima del fantastico ciclo targato Maurizio Sarri, stavano passando i titoli di coda. In sostanza ancora non era chiaro se il tecnico sarebbe rimasto o meno, almeno non al 100%, e il ds Carli aveva già le idee chiare. C’è stato un incontro semi-clandestino, a Cremona, per sondarne la disponibilità, e quando l’ex direttore d’orchestra ha scelto la strada della separazione (prima ancora di “sposare” il progetto-Napoli), i dirigenti azzurri sono andati a colpo sicuro. Sembrava un azzardo, allora, con tante critiche - soprattutto da fuori Empoli - e tanti dubbi. Ma oggi, a distanza di meno di circa 180 giorni, il panorama è cambiato. E molto.

La banalità del bene. Lui, Marco Giampaolo, in 6 mesi si è preso prima la squadra, poi la città. Ora sono tutti dalla sua parte, o quasi. E le incertezze sono state spazzate via dalla qualità del gioco del suo Empoli, dai 24 punti conquistati in 16 giornate di campionato, ma anche da quel suo modo di essere che in passato, in altre piazze, tanti problemi gli aveva creato (e lo vedremo in seguito). Non è un personaggio, Giampaolo. Non è mediatico perché non ha il fascino dell’ex campione (sul campo quello buono davvero era il fratello Federico...), non ha il carattere vulcanico e l’enorme carica umana del suo predecessore, non dice parolacce, non fa gestacci, raramente se ne esce sopra le righe. Ha quella faccia un po’ così di chi non sembra mai del tutto soddisfatto. Un po’ alla Maurizio Gasparri per i suoi detrattori, un po’ alla Michael Corleone (cioè Al Pacino) de Il Padrino parte I e II. La banalità del bene nel mondo del pallone, insomma. Modi che il popolo azzurro, quello del Castellani, ha cominciato ad apprezzare in poco tempo. Anche perché dietro il poco fumo c’è tanta sostanza. A livello tattico (già il suo Ascoli del biennio 2004-2006, era tanta roba) e non solo.

L’abbraccio rivelatore. Il suo modo di porsi con il gruppo, infatti, si sta rivelando un valore aggiunto. E la dimostrazione è arrivata domenica, quando Riccardo Saponara - non uno a caso - ha corso come un matto dopo il gol rifilato al Carpi per andare ad abbracciarlo. Un gesto non banale perché arriva da un giocatore non banale. E che dice tanto sul legame che si è già instaurato fra il tecnico di Bellinzona e i suoi terribili giovanotti.

Le rivincite. E se ha poco senso fare il gioco del confronto con Sarri (la classifica dice +7 ma analizzare quello che ha ereditato e quello che ci ha messo diventa come rispondere al quesito su chi sia nato prima fra l’uovo e la gallina...), di sicuro c’è che Giampaolo si sta prendendo diverse rivincite. I social network, in questi giorni, sono pieni di post di tifosi azzurri che ammettono di aver avuto tanti dubbi, in estate, e ora sono tornati sui loro passi. Ma lo stesso dovrebbero fare quegli addetti ai lavori (alcuni anche famosi) che, a luglio, avevano capito tutto: «Con Giampaolo in panchina l’Empoli è già in serie B». Invece gli azzurri sono in alto, talmente in alto da correre il rischio, ora, di soffrire di vertigini. Ma, in questo contesto, proprio il buonsenso e le motivazioni di Giampaolo possono diventare un’arma importante. Lui, infatti, ci è già passato. Dopo aver sfiorato la Juve (ne fu l’allenatore per una notte prima di essere sorpassato da Ferrara al mattino) ha faticato a ritrovarsi a Cesena prima e Brescia poi. È ripartito dalla Lega Pro, con la Cremonese, per riuscirci. E (almeno) l’Empoli se n’è accorto.

Tutto d’un pezzo. Ma sbagliava e sbaglia ancora chi analizza la sua carriera solo dal palmares. Alle spalle ha diverse disavventure, è vero, ma spesso è stato ui a sbattere la porta per ingerenze societarie (Catania, Cagliari) o dei tifosi (a Brescia non volevano l’allora suo vice, Gallo, perché ex atalantino). Non scende a compromessi, insomma. Ed è un altro aspetto, questo, che agli empolesi piace. E pure all’Empoli che lo ha scelto e anche sostenuto nei giorni difficili del dopo-Frosinone. Ma non è rigido, Giampaolo. Nella realtà azzurra, infatti, si è calato bene e in fretta nella sfruttando anche l’aiuto di chi già c’era (Martusciello). Apparenze e no, dunque, intelligenza e conoscenze calcistiche bastano e avanzano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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