Sicurezza
L'eroe del derby ci crede: "Empoli, ora devi ripeterti"
Martusciello decise lo storico blitz del 1997 segnando un gran gol alla Fiorentina allo scadere e ora spera di vivere il bis come allenatore in seconda degli azzurri. "Partita durissima, ma io ci credo"
Diciotto anni e spiccioli. Già, ne è passata di acqua sotto i ponti da quella domenica di settembre, anno del Signore 1997. Era la domenica del derby, diventò la domenica dell’Empoli. Quello di Spalletti, che passò a Firenze con un’impresa storica. Segnarono prima i viola, con Batistuta, pareggiò Tonetto nella ripresa ma fu un altro uomo a metterci le firma: Giovanni Martusciello. Lui, simbolo di quella squadra operaia, timbrò il cartellino proprio mentre sul match passavano i titoli di coda.
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Una settimana prima, con la Lazio, aveva segnato il suo primo gol in serie A regalando la prima vittoria. Con il bis di Firenze è entrato di diritto nelle pagine più gloriose della storia del club. «Se ricordo quel gol? No, in verità di quel giorno ricordo tutto, ma proprio tutto. Ricordo le chiacchierate del mattino – racconta Martusciello – i discorsi negli spogliatoi, tutte le azioni del match e la grande gioia che provammo tutti quanti. Era ed è una partita molto sentita, speciale, e sicuramente è stata una delle soddisfazioni più importanti della mia carriera».
Ora ne vivrà un’altra: non da giocatore ma come vice-allenatore...
«Non è la stessa cosa. Mi farei un trapianto di caviglie per poter giocare anche domenica. Ma resta una partita speciale per l’Empoli e per gli empolesi».
E cosa farebbe per ripetere un’impresa del genere?
«Di tutto, ma veramente di tutto. Però siamo professionisti e quello che posso fare, e che tutti faremo, è prepararci al meglio per una sfida difficilissima ma molto affascinante».
Quanto sarà difficile?
«Sotto l’aspetto tecnico non dovrebbe esserci partita. E questo non perché l’Empoli sia una squadra piena di problemi. Anzi. No, il fatto è che la Fiorentina è fortissima. Lo dimostra la classifica ma soprattutto la qualità del suo gioco. Da questo punto di vista, ripeto, non dovrebbe esserci partita...».
Ma...
«Ma il calcio non c’è niente di scontato. E questa è la sua bellezza. Anche nel derby di 18 anni fa, in teoria, non doveva esserci storia. Loro erano una squadra di mostri con Batistuta e tanti altri campioni, noi un gruppo di uomini comuni appena arrivati dalla serie B. Andammo anche sotto, ma fummo bravi a restare attaccati alla partita. Poi quel pizzico di fortuna che serve premiò il nostro spirito e riuscimmo addirittura a vincere».
I GOL DEL DERBY DEL 1997
Quindi può succedere ancora?
«Certo. Io ci spero, anche ci credo. Ci credo fermamente. Sicuramente il calcio, in 18 anni, è cambiato molto. In quella squadra, nel mio Empoli, c’era meno qualità ma più senso di appartenenza. Però questo è un discorso che vale per tutti e, anzi, l’atteggiamento del gruppo è la cosa che mi fa più sperare. Dobbiamo crescere, ma possiamo farlo».
In cosa dovete crescere?
«C’è bisogno di fare un altro passo avanti per riuscire in certe imprese. Contro la Juventus, ad esempio, qualcosa ci è mancato. Non abbiamo fatto una brutta partita, ma a tutti noi è rimasta la sensazione che fosse possibile fare di più e meglio. Forse eravamo un po’ intimoriti perché per molti dei ragazzi era la prima volta con uno stadio pieno e contro certi campioni. E se non sei al top sotto ogni punto di vista contro le big non hai scampo».
Ma sa che se dovesse succedere lei potrebbe non essere più l’eroe del derby?
«È un rischio che vale la pena correre, su questo non ci sono dubbi. È già passato troppo tempo da quella partita ed è il momento di scrivere un’altra bella storia con un altro protagonista. Io ci sto».
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