La manifestazione
Illusione e resa: l’Empoli come Vale
Big Mac fa esplodere il popolo del Castellani, poi gli errori (anche arbitrali) premiano la Juve
EMPOLI. No, non è la giornata dei miracoli. Lo si capisce già prima che l’arbitro Massa dia il via alle operazioni. Sul maxi-schermo del Castellani, infatti, scorrono le immagini di Lorenzo che festeggia uno dei titoli mondiali più contestati (e contestabili...) della storia del motociclismo. Ma questa è (decisamente) un’altra storia.
La speranza. L’immagine di Valentino Rossi che non corona l’impresa, però, diventa emblematica (e non solo perché i tifosi juventini lo deridono a causa della sua fede interista...). Anche l’Empoli, infatti, prova a scalare la montagna. Anche l’Empoli parte a mille. Forse non mette insieme tutti i fantastici sorpassi del “46 giallo” più famoso del globo, ma controlla bene i pluri-campioni d’Italia e comincia a crederci quando Maccarone sfrutta la palla recuperata e il movimento di Saponara per uccellare sia Bonucci che Buffon facendo esplodere il Castellani (o almeno la Maratonaq) e portando avanti gli azzurri. Big Mac, d’altra parte, di nome fa Massimo e pensare alle gloriose imprese di Decimo Meridio (alias “Il gladiatore”) diventa quasi automatico. Proprio come per il Dottore, però, non è che l’inizio.
Il biscotto. Anche in questo caso, infatti, dietro l’angolo c’è la beffa. Il biscotto, come lo definisce a fine Gp il campionissimo di Tavullia. Che si materializza non con un accordo truffaldino ma con una non precisabile quantità di errori in serie che, in pochi minuti, ribaltano completamente il match. Con la Juve che tiene botta ma fatica a rialzare la testa in modo convincente, insomma, prima arriva il gollonzo di Mandzukic figlio di un rinvio errato di Laurini e di una non precisa lettura di Skorupski e Tonelli, poi il sorpasso di Evra che, pur non essendo un gigante, incorna in rete un angolo di Cuadrado per... troppa solitudine. Fra il minuto numero 32 e il numero 38, insomma, il copione è un altro e per l’Empoli ora la montagna da scalare somiglia maledettamente a una delle cime dell’Himalaya.
Dentro il match. Tanta roba, insomma, forse anche troppa. Eppure l’Empoli non scivola fuori dalla partita. No, anzi, ci resta dentro con tutti e due i piedi. Certo non è facile trovare spazi contro una Juve che ha così bisogno di punti da diventare operaia come una neo-promossa (per larghi tratti i bianconeri tengono 9 giocatori di movimento dietro la linea della palla), che trova solidità con il rientrante Khedira e aiuto dal sacrificio di Marchisio (che cerca sempre di sporcare il passaggio per Saponara). Il resto lo fa la fisicità dei giocatori di Allegri, ma anche la loro propensione al fallo tattico per uccidere sul nascere le iniziative degli azzurri. Trovare campo e tempi per piazzare le giocate, insomma, è impresa dura. Ma quando s’accende Saponara (succede forse meno del solito, ma succede) l’Empoli è sempre in grado di colpire. Ci va vicino in avvio di ripresa, ovviamente grazie al suo genio con il 5 sulle spalle, e soprattutto sembra poterlo fare in qualsiasi momento. Tanto che Allegri passa al 3-5-2 (con Chiellini per Cuadrado) per chiudersi ulteriormente e allargare il raggio del possesso palla, mentre Giampaolo cerca di aggiungere qualità e freschezza coi primi cambi (Diousse e Krunic).
Lo sbaglio... altrui. Prima che si possa entrare in un finale tutto da vivere, però, a metterci il punto ci pensa ... Giorgio Schenone. Già, perché l’assistente di linea sotto la tribuna riesce a non vedere un fuorigioco triplo e addirittura colossale (quello di Lichsteiner, che riceve la palla) in occasione del tris bianconero. Fine dei giochi senza il miracolo, insomma. Ma l’Empoli, questo Empoli, è proprio come Valentino Rossi: c’è.
@DavidBiuzzi
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