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Il genio Saponara esalta l’Empoli

di David Biuzzi
Il genio Saponara esalta l’Empoli

Con una punizione-capolavoro affossa il Palermo e premia una grande prova collettiva

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PALERMO. Uun genio che porta in giro per i campi la maglia azzurra. Dietro le spalle ha il numero 5, quello che difficilmente prende in pagella, sulla schiena il suo cognome: Saponara. Di nome, per chi non lo sapesse, fa Riccardo ed è uno di quei giocatori che scrive poesie con i piedi e il pallone, che disegna calcio sublimandolo fino a sfiorare il livello dell’arte.

L’invenzione. Il successo di Palermo, manco a dirlo, nasce proprio da un suo colpo, dal talento che ha nei piedi ma anche nella testa. Al minuto numero 8 della ripresa, infatti, va a calciare una punizione dal limite che si è appena conquistato (il povero Andelkovic deve stenderlo per non farlo arrivare a guardare negli occhi Sorrentino) e decide di trasformarla come solo i grandi del pallone osano pensare di farlo: rasoterra. Già, la banalità del bene. Calcia basso bucando la barriera che salta e lasciando di sasso il portiere rosanero. Roba del genere si era vista fare da Pirlo, Rivaldo, Ronaldinho. Non giocatori a caso, insomma. Ma lui, Saponara, ormai merita un posto nei club dei grandi e anche il ct Conte, prima o poi, dovrà rendersene conto e regalargli l’altro azzurro che merita: l’Italia.

Squadra vera. Ma attenzione, perché il calcio resta uno sport di squadra ed è solo nel collettivo che possono esaltarsi i singoli. E, infatti, l’Empoli sbanca Palermo perché è più squadra dei rosanero. È messa meglio in campo (bravo Giampaolo) ha più voglia di giocare e di lottare insieme. Ha anche un altro eroe di giornata, perché nel finale Skorupski, il portiere polacco, piazza un doppio intervento in un nano-secondo che vale quanto la rete del fantasista, ma è soprattutto il collettivo che convince. Già nel primo tempo, quando le cose migliori le fanno proprio Tonelli e soci. Poi c’è quel pizzico di sofferenza nel finale che è forse inevitabile quando giochi 3 partite in 9 giorni, ma che oltre ad alzare il voto in pagella dell’estremo difensore contribuisce anche a rendere epica una vittoria pesantissima. A livello di classifica, perché in palio c’erano i punti della serenità e se li portano a casa gli azzurri, ma anche di morale.

La mano di Giampaolo. Anche perché a conquistare la seconda vittoria stagionale in trasferta è, più che mai, l’Empoli di Giampaolo. Del tecnico dalla faccia triste ma dalle idee brillanti. Quello che ha raccolto la pesante, pesantissima eredità di Sarri cercando di capire dove fosse piovuto prima di cominciare a metterci del suo. Si chiama buonsenso, in una parola. E a Palermo i frutti si vedono. Perché davvero è più il suo Empoli che quello del suo predecessore. Il marchio di fabbrica è sempre il 4-3-1-2, chi sposta la bilancia è sempre Saponara, ma in difesa ci sono 2 elementi nuovi su 4, in attacco 1 su 2 e a centrocampo addirittura 2 su 3. Tutti, però, ora hanno capito come muoversi da squadra, tutti lo fanno. E i risultati arrivano.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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