Sicurezza
Tonelli è pronto a farsi rimpiangere
Il leader azzurro contro il club che in estate voleva acquistarlo
EMPOLI. Non è un ex, ma quasi. Un quasi ex, insomma. Già, perché questa partita avrebbero potuto giocarla... dalla parte opposta. Lui, Lorenzo Tonelli, è stato il sogno proibito del Palermo per tutta l’estate. Mostruosamente proibito, visto come è andata la storia.
Vorrei ma non posso. I rosanero, infatti, la loro mossa l’avevano fatta. Prima offrendo un contratto importante al giocatore, poi provando a bussare alle porte dell’Empoli. Con pochi argomenti, però. L’offerta di Zamparini, infatti, era di 3 milioni e il presidente Corsi, in un’assemblea di Lega, gli ha risposto quasi sorridendo: «per iniziare a parlarne ne voglio almeno 6». La trattativa, insomma, è morta prima ancora che potesse dirsi nata. Troppo differente la valutazione, coi rosanero che - al di là delle tante voci - non hanno mai alzato la posta.
Uomo cardine. E, probabilmente, neanche sarebbe servito. L’estate di Tonelli, infatti, da questo punto di vista è stata simile a quella di Saponara. L’Empoli, in tutti e due i casi, ha ascoltato le offerte, le ha valutate ma ben presto ha deciso di non cedere nessuno dei due. Sono stati proprio loro, difensore centrale e fantasista, le prime pietre sulle quali costruire la nuova squadra. E, i fatti, stanno dando ragione alla scelta del presidente Corsi e del ds Carli. Per Saponara parlano i numeri, per Tonelli il campo. Il difensore azzurro ha saltato la prima per squalifica, poi ha ripreso il suo posto dimostrandosi, giornata dopo giornata, il leader del reparto arretrato (e non solo). Fino ad arrivare alle ultime apparizioni in cui, in coppia con Costa, ha costruito una diga importante e mostrato movimenti a cui l’anno scorso, insieme a Rugani, aveva abituato il popolo azzurro e il resto d’Italia.
Il peso nello spogliatoio. Ma l’importanza di Tonelli in casa Empoli va anche oltre il campo. L’esempio, l’ennesimo, è arrivato dopo Frosinone. Al termine di una quella sfida, infatti, Tonelli ha lanciato un grido d’allarme che ha scosso tutto l’ambiente: «Così non va bene, dobbiamo tornare a essere squadra e non a giocare ognuno per conto proprio». Uno sfogo che gli è valso anche qualche antipatia, ma che ha dato frutti che sono sotto gli occhi di tutti: da quel giorno l’Empoli non ha più smesso di essere squadra.
@DavidBiuzzi
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