Gioco
Alla fiera dell’est lo spettacolo è l’Empoli
Il bosniaco Krunic e il polacco Zielinski abbattono il Genoa, ma è il collettivo di Giampaolo che ora funziona a meraviglia
EMPOLI. Venghino signori venghino. Venghino al Castellani, per la precisione, dove finalmente arriva la fiera dell’est. Attenzione, però, non è quella resa immortale dal capolavoro di Branduardo. È targata Giampaolo, questa, ed è colorata d’azzurro. Quello che portano addosso il bosniaco Krunic e il polacco Zielinski. Due da ex patto di Varsavia (anche se in realtà l’ex Jugoslavia non ha mai fatto parte...). Entrambi nati all’alba del nuovo millennio, quando il Muro a Berlino era già ridotto a un cumolo di macerie (e gadget per turisti) e la guerra fredda cominciava il suo inesorabile viaggio verso gli archivi e i libri di storia.
Il club della prima volta. È il vento dell’est, insomma, a mettere il sigillo su una prova corale convincente, quella dell’Empoli. Con Rade e Piotr che, oltre a stendere il Genoa, iscrivono per la prima volta il loro nome alla voce “marcatori” di una partita di serie A. Ed è un premio meritato, per entrambi, che forse sarebbero stati i migliori in campo anche senza la ciliegina sulla torta. Ma, come accennato, in questa fiera dell’est sono in tanti a meritare attenzione e applausi. Perché gli azzurri se la giocano da squadra e, come squadra, fanno tutto meglio dell’avversario, il Genoa, che hanno davanti sul campo.
Idee chiare e tanta gamba. Al di là dei meriti dei singoli, insomma, c’è una base che comincia ad essere solida, che Giampaolo ha costruito con un lavoro che ora si vede eccome. Col Genoa, ad esempio, la sfida tattica con Gasperini produce uno scacco matto in poche mosse. Perché contro il 3-4-1-2 scelto dal tecnico rossoblù, Diousse toglie spazio e tempi a Perotti e, soprattutto, gli inserimenti senza palla di Krunic mettono in croce Marchese facendo saltare il banco dell’equilibrio. Il problema, degli azzurri, resta quello di concretizzare. Operazione che costa sembra molta fatica. Anche perché Pucciarelli continua a esserci per corsa e generosità, ma anche a sbagliare più del dovuto quando c’è da concludere o nell’ultimo passaggio. Fortunatamente l’Empoli ha le idee (quelle, azzeccate, dal tecnico) ma anche la gamba per insistere. Così i liguri continuano ad annaspare e a rincorrere, creando qualcosa di buono solo in avvio quando Gakpe s’allarga e, a livello fisico, crea qualche problema a Costa (ma basta il sacrificio di Mario Rui, che spinge meno del solito, per mettercio un tappo). Poi una più veloce ricerca della palla in verticale (in avvio lo fa bene anche Diousse, nella ripresa appena il play cala ci pensa Maiello...) fa il resto.
Insistere, insistere, insistere. Come già con Sassuolo e Roma, insomma, sono i sincronismi e la partecipazione di tutti a pesare. È la continuità di prestazioni che Giampaolo aveva chiesto alla vigilia, è la strada ritrovata che ora non va più persa.
@DavidBiuzzi
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