Il Tirreno

Empoli

Carli assolve l’arbitro «Sbagliare è umano»

di David Biuzzi
Carli assolve l’arbitro «Sbagliare è umano»

Il ds parla di «episodi decisivi» ma si concentra sulla squadra

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EMPOLI. Si chiamano episodi e, si sa, nel calcio incidono e decidono. Di sicuro lo hanno fatto nella notte del Castellani, condannando l’Empoli di Giampaolo che sicuramente non aveva indossato l’abito buono, come richiesto, ma che neanche si era presentato con le infradito.

A punire gli azzurri oltre i propri demeriti, stavolta, ci ha pensato Claudio Gavilucci di Latina, professione arbitro. Con la gentile collaborazione di almeno un paio dei suoi 5 collabotatori 5: l’assistente Longo e l’addizionale di porta appostato (e forse anche appisolato...) all’altezza dlla Curva nord. Fra il gol viziato dal fuorigioco di Kurtic (attivo perché l’ex viola salta cercando di colpire la palla) e il rigore non concesso a Pucciarelli, in sostanza, ci sarebbe di che alzare la voce. Ma, come spesso accade, in casa Empoli - almeno ufficialmente - si sceglie il profilo basso. «Sicuramente siamo stati sfortunati in alcuni episodi che poi hanno deciso il match – sentenzia il ds Carli – certe decisioni potevano e forse dovevano essere prese all’opposto, ma fa tutto parte del calcio. Sbagliano i giocatori, può sbagliare chi dirige. D’altra parte sbagliare è umano».

Già, ma si tratta di due episodi decisivi...

«Nelle partite sono quasi sempre gli episodi a decidere. E, in questo caso, mi sembra che le immagini siano chiare. Le decisioni arbitrali hanno pesato, è vero, ma non è che possiamo farci molto. Speriamo di essere più fortunati in futuro. Quello che possiamo e dobbiamo fare, invece, è pensare a quello che noi abbiamo sbagliato e a migliorarlo».

Cosa ha sbagliato l’Empoli?

«Sul gol, ad esempio, al netto del fuorigioco potevamo e dovevamo stare più attenti. In generale non è stata una delle nostre migliori esibizioni, non siamo stati brillanti come al solito ma non ho visto neanche disastri».

Cioé?

«Cioé da questa squadra ci si aspetta sempre molto, noi per primi, perché ci ha abituati a prove di un certo livello. Stavolta siamo stati normali, poteva scapparci come un pareggio come capitò in alcune partite dello scorso campionato e invece, a causa anche degli episodi, abbiamo rimediato una schiaffo».

Ma in sostanza cosa è mancato?

«L’intensità. Soprattutto l’intensità. Un’arma di cui non possiamo fare assolutamente a meno. Contro l’Atalanta ci è mancata in fase d’attacco, perché abbiamo prodotto meno del solito, ma anche nella riconquista della palla. Evidentemente non eravamo brillanti e abbiamo pagato. Colpa dei troppi cambi in formazione? Non mi pare. Anzi, era un tentativo di evitare il problema. Ma con tanti elementi arrivati tardi e in ritardo di condizione era un dazio con cui, prima o poi, dovevamo confrontarci».

E ora?

«Non cambia niente. Dispiace, ripeto, perché dare continuità a Udine ci avrebbe aiutato sotto tutti i punti di vista. Ma non c’è tempo per recriminare, dobbiamo prepararci a Frosinone dove ci attende un’altra sfida complicata».

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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