Il Tirreno

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La rivoluzione Empoli non paga

di David Biuzzi
La rivoluzione Empoli non paga

Tanti cambi e un passo indietro, però sul ko con l’Atalanta pesano le decisioni dell’arbitro

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EMPOLI. Le rivoluzioni bisogna avere il coraggio di promuoverle, è vero. Ma non basta per vincerle. Il colonello Aureliano Buendia, meraviglioso protagonista dei “Cent’anni di solidutine” di Gabriel Garcia Marquez, ne portò avanti 32 e 32 le perse. Ora, al poco esclusivo club, si iscrive anche Giampaolo. Che cambia 5 titolari su 6 per il posticipo con l’Atalanta e getta nella mischia il baby-talento Piu, all’esordio assoluto, già dal primo minuto per mettere una toppa all’emergenza in avanti. Servirebbe un po’ di fortuna, quella che di solito aiuta proprio gli audaci, ma stavolta anche gli episodi girano contro. Per colpe proprie ma anche altrui. Come quelle di Gavillucci, che prima non vede un fuorigioco attivo (perché salta e quindi partecipa al gioco) di Kurtic (sul banco degli imputati anche l’assistente Longo) nell’azione che porta al gol di Toloi, poi giudica non punibile un intervento dello stesso Toloi che, stavolta nella sua area di rigore, abbatte Pucciarelli lanciato a rete.

Passo indietro. La sconfitta che matura al Castellani, insomma, alla resa dei conti non ci sta. Però l’Empoli non è quello di Udine né quello che aveva creato tanti problemi al Milan e al Napoli. Forse sono proprio i tanti cambi a incidere, forse la condizione fisica non consente ancora di essere brillanti. Nel mezzo, di sicuro, ci sono i meriti dell’Atalanta, che si chiude bene e non per forza davanti all’area di rigore. Pressa alto e con la giusta cattiveria, insomma, impedendo agli azzurri di costruire il gioco con la solita rapidità. L’unico che può far saltare il bunker è il solito Saponara, che non si risparmia e disegna fiori nel traffico. Gli manca l’acuto, stavolta, ma anche la collaborazione delle punte, perché Piu parte benino ma paga l’emozione e si perde e perché Maccarone non indossa l’abito buono. Non a caso la buona volontà si scontra con un dato eloquente: 0 tiri in porta a fine primo tempo. L’Atalanta, d’altronde, non fa molto meglio: il tiro è 1, ma è quello che decide la sfida. Con l’errore dell’arbitro e del segnalinee, ma anche quelli dell’Empoli visto che Moralez crossa con troppa libertà e Toloi brucia Tonelli e Costa con la stessa disinvoltura.

Una marcia in meno. Al riposo, dunque, si va con gli ospiti avanti, mentre la ripresa inizia con Diousse ad orchestrare in mezzo e l’ex Livaja a cercare gloria in avanti. In teoria dovrebbero esserci più rapidità in partenza dell’azione e più forza per concluderla, ma purtroppo per gli azzurri non sarà esattamente così. La grande attenzione dell’Atalanta in fase difensiva resta una costante, ma anche il fatto che l’Empoli continui a produrre abbastanza (non tanta ma abbastanza) ma a concludere poco. I minuti passano e gli ospiti sono pure bravi a far passare i minuti con il possesso palla. Gli azzurri, in sostanza, faticano a graffiare ma anche a recuperare la palla. Ci mettono il cuore, però, e non mollano. Così, nel finale, prima Sportiello si fa trovare pronto sull’unico tiro pericoloso che riceve (guarda caso da Saponara) e dice no con un intervento decisivo, poi Gavillucci torna a determinare perché l’intervento di Toloi su Pucciarelli è da rigore. Lo vede tutto lo stadio, ma non chi deve assegnarlo. Così festeggia l’Atalanta e l’Empoli non riesce a far fruttare il blitz di Udine. È tutto da rifare, insomma.

Pace fatta. L’unica nota lieta della serata, così, resta la pace fra Lorenzo Tonelli e German Denis, sancita da una stretta di mano negli spogliatoi - condita da sorrisi - per lasciarsi alle spalle i pugni e le accuse dell’aprile scorso.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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