Il Tirreno

Empoli

L’Empoli fa tremare il maestro

di David Biuzzi
L’Empoli fa tremare il maestro

Il Napoli rimonta due volte ma alla fine il bicchiere mezzo pieno è solo quello degli azzurri

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EMPOLI. Forse era scritto nel destino. Forse era scontato che finisse senza vincitori, ma soprattutto senza vinti. Di sicuro l’Empoli ci ha provato (finché ha potuto) a rendere amaro il ritorno del maestro Sarri al Castellani, di sicuro il tecnico ha fatto altrettanto (modificando anche il suo credo tattico nel finale). Ma lui, l’allenatore, da queste parti non è un ex qualunque. Al Castellani ha realizzato il suo miglior progetto, dando vita a tre anni di gioie, successi e persino trionfi. La vittoria gli sarebbe servita per placare una piazza, quella partenopea, che già lo discute. Sarebbe servita anche agli azzurri, ma nessuno l’ha avuta. Un punto a testa, alla fine, con tanti gol e 60 minuti di calcio stellare, intenso, divertente. Anche se, alla resa dei conti, è solo il bicchiere di Giampaolo a poter essere mezzo pieno.

Lezione... al maestro. Finché l’Empoli ha benzina nel serbatoio, insomma, si lascia preferire. Fa tutto più e meglio del Napoli, in una sfida che inizia fra due squadre con lo stesso disegno tattico e, soprattutto, la stessa filosofia. Che, per farla breve, è quella di produrre calcio, occasioni e gol. Gli azzurri passano alla cassa già in avvio, con l’ennesimo gioiello disegnato da quell’artista del pallone che si chiama Riccardo Saponara. Sarri, dopo averlo a lungo corteggiato in estate, alla vigilia lo definisce «fuoriclasse» e lui decide di dargli ragione nel modo meno gradito al tecnico. Se un’altra gemma di Insigne rimette tutto a posto nel giro di un amen, infatti, è il trequartista azzurro che continua a imperversare. Anche a costo di far fare una brutta figura a un amico, l’altro ex Valdifiori, che proprio non riesce a contenerlo. Il resto lo fanno la crescita costante di tutto il collettivo (con punte altissime come Zielinski e Pucciarelli, che finalmente ritrova il gol). Ed è dopo il secondo schiaffo che la differenza si nota bene: l’Empoli è squadra e gioca da squadra, il Napoli ha i campioni che però provano a risolverla ognuno per conto proprio.

Autonomia ridotta. Il che, ovviamente, basta e avanza a tenere la partita aperta. Perché un attacco come quello del Napoli può sempre colpirti. Accade puntualmente in avvio di ripresa, quando i partenopei finalmente cercano e trovano un’azione che coinvolge più di un singolo e che, con l’assist al bacio di Gabbiadini, permette ad Allan (fino ad allora uno dei peggiori) di firmare il secondo pareggio. Corre il minuto numero 5 e per altri 10 Empoli e Napoli continuano a scambiarsi cazzottoni come fossero due pugili sul ring. A Maccarone prima e Higuain poi manca la precisione, ma i tentativi sono tutt’altro che banali. A cavallo dell’ora di gioco, però, la spia della riserva si accende per tutti. Gli azzurri si ritrovano con almeno 5 elementi che avrebbero bisogno del cambio, il Napoli quasi. A parità d’intensità, come è normale, è il maggior tasso tecnico degli ospiti a prevalere. Il Napoli prende in mano la gara (anche per l’ottimo impatto sul match di Martens e il passaggio al 4-3-3), ma fatica a trovare le soluzioni migliori. Gli azzurri sbandano a destra, dove Zambelli è cotto come un fegatello (ma solo dopo aver dato anche l’anima). L’ingresso di Laurini e gli incoraggianti debutti di Livaja (ha i numeri dell’attaccante di razza) e Paredes attutiscono il colpo. Il resto, nel finale, lo fanno il passaggio al 4-5-1 (Pucciarelli e Saponara gli esterni) e il no di Skorupski (buona la prova del portiere) su Hamsik mentre passano i titoli di coda. Il destino e non solo dicono pari, insomma. Ma la sensazione, forte, è che il punto dell’Empoli pesi un po’ di più.

@DavidBiuzzi

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