Gioco
Carli apre il libro dei ricordi «Vi racconto il mio Sarri»
L’incontro clandestino, poi tre anni di successi ma anche grandi litigate
EMPOLI. Autostrada A1, è una notte d’inizio estate. L’estate del 2012 per la precisione. Al casello di Firenze Impruneta, quello che fino a pochi mesi prima si chiama Certosa, esce l’auto dei dirigenti azzurri. A bordo ci sono il ds Marcello Carli e il segretario generale Calistri. Ad attenderli, in un’altra macchina, l’allenatore Maurizio Sarri. Lui, il tecnico, lascia il suo mezzo e sale sull’altro. Parleranno per ore, dentro quell’abitacolo, con centinaia di sigarette consumate e sogni che cominciano a prendere forma. In quel momento, a dire il vero, nessuno sospetta che sta per nascere l’Empoli delle meraviglie. Ma è proprio così, con una scena degna di un film giallo, che s’innesca la scintilla destinata ad incendiare, nei tre anni successivi, il popolo azzurro prima e l’intera Italia del pallone poi.
Nasce l’Empoli di Sarri, in sostanza. Uno dei più belli (forse il più bello) delle quasi centenaria storia del club azzurro. Nasce da un’intuizione del direttore sportivo Marcello Carli, immediatamente sposata dal presidente Fabrizio Corsi, che più di chiunque altro, poi, sarà destinato a vivere da vicino la fantastica epopea del tecnico dalla tuta azzurra e l’anima rossa. Il figlio dell’operaio e nipote del partigiano che, partita dopo partita, si è imposto al tavolo dei grandi. E che ora, per la prima volta, si appresta ad entrare dentro lo stadio che ha trasformato nel teatro dei sogni, il Carlo Castellani, come avversario.
«E per me – sentenzia Carli – sarà un’emozione. Un’emozione e una gioia. A distanza di poco più di 3 anni ci ritroviamo con lui sulla panchina di una big e con me esattamente dove voglio essere, nell’Empoli in serie A. Nessuno, noi per primi, ci avrebbe mai potuto credere».
Cosa ricorda di quel primo incontro?
«Molto, forse tutto. Per noi era un momento difficilissimo. Ci eravamo salvati ai playout, non c’erano le macerie ma quasi. Lui arrivava dall’esonero di Sorrento e sperava di ritrovare una panchina in Lega Pro. E invece...».
Eppure, come tante grandi storie, quella con Sarri è nata quasi per caso.
«È vero. Il nostro allenatore era un altro, Marco Baroni. Era tutto fatto. Poi lui ebbe un ripensamento, legittimo peraltro, e noi capimmo che dovevamo cercare altro».
E penso a Sarri.
«Già. Un allenatore che mi era sembra piaciuto. Pensavo che avesse le caratteristiche giuste per gettarsi anima e corpo in un’avventura un po’ folle. Non potevo promettergli niente, in quel momento, ma lui non ebbe dubbi. Mai».
Perché penso a Sarri?
«Mi era rimasta impressa nella memoria un’amichevole di qualche anno prima. Io ero il responsabile del settore giovanile e giocammo, con la Primavera, contro una squadra di pazzi e l’allenatore era il più pazzo di tutti. Mi piacque subito. Era Sarri, ovviamente, e da quel momento in poi, anche se a distanza, non ho mai smesso di seguirlo».
Come sono stati questi tre anni accanto a lui?
«Dire straordinari è banale, lo so, ma non so trovare parole diverse. È stata una grande avventura che ci ha regalato soddisfazioni ed emozioni».
Eppure stare accanto a Sarri non deve essere semplice...
«Neanche troppo difficile. Ha un carattere forte, è vero, e spesso ha bisogno di arrabbiarsi, di un nemico. È burbero e scontroso come appare, non lo nego, ma ha un grande cuore. In tre anni ci siamo scontrati e abbracciati, abbiamo pianto e sorriso. Ma, soprattutto, abbiamo capito in fretta di poterci fidare l’uno dell’altro. Di essere due persone leali».
Il ricordo più bello è legato alla promozione in serie A?
«No. È la partita di Lanciano, quella dell’ottobre 2012. Eravamo a pezzi, avevamo raccolto 4 punti in 9 partite (3 in virtù del -1 di penalizzazione, ndr). Avevo deciso di confermare Sarri, d’accordo col presidente Corsi, perché lo vedevo lavorare tutti i giorni e non avrei cambiato niente di quello che stava facendo. Ma quella partita poteva cambiare molte cose, inutile nascodersi. Iniziò malissimo, con una grossa occasione per loro e due infortuni (Ferreira e Cristiano, ndr) dei nostri. Era la prima volta che giocavamo con il 4-3-1-2, il modulo che sarebbe diventato il nostro marchio di fabbrica. D’improvviso si accese la luce, vincemmo 3-0 e non smettemmo più di macinare gioco e punti».
E il ricordo più brutto?
«Abbiamo avuto almeno 4 o 5 scontri pesanti, non lo nego. Litigate? Ma, qualche volta siamo andati vicino a metterci le mano addosso... Ma solo perché fra noi c’è sempre stato e ancora c’è affetto. Rammento quando cedemmo Regini e Saponara prendendo due ragazzini come Rugani e Verdi al loro posto. Era infuriato, ma dopo un mese aveva già cambiato idea. Rammento quando non volle andare a un incontro a Coverciano col ct Conte nonostante glielo avessi chiesto espressamente. Scintille vere, ma il fuoco tra di noi non poteva mai superare il livello di guardia».
E quest’estate, quando vi ha detto addio, non c’è rimasto male?
«Sì, ovviamente sì. Sia a livello professionale che umano. Ma ho capito che considerava chiuso il suo ciclo qui e, come sempre, ha scelto con correttezza. Così ho fatto quello che dovevo fare, cioé mi sono messo alla ricerca di chi potesse rimpiazzarlo. Ho subito pensato a Marco Giampaolo e oggi posso dirvi che sono felicissimo di averlo fatto. È un altro allenatore molto preparato e molto bravo. Mi dispiace solo avergli completato la squadra in ritardo. Lui ha capito che il mercato non era facile, non ha fatto storie, ma se ora siamo un po’ indietro è solo colpa mia. Ma sono sereno, perché so che Giampaolo è l’uomo giusto per insegurie un’altra impresa».
Con Sarri, dunque, nessuno rancore?
«Non ci sono stati e non ci sono strascichi, se è questo che volete sapere. Domenica ci sarà un abbraccio, ve lo garantisco, e anche se sarà un avversario per 90 minuti Maurizio Sarri non è né mai sarà un nemico mio o dell’Empoli».
Empoli come dovrebbe accoglierlo secondo lei?
«Se qualcuno non ha digerito il suo addio è solo per troppo amore. Ma Sarri merita solo un grande e caloroso applauso e sono sicuro che sarà così perché il pubblico di Empoli è sempre il migliore».
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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