Il dolore
«Il gioco dell’Empoli mi ha conquistato»
Dalla Roma per crescere: obiettivi diversi ma è sempre calcio
EMPOLI. La faccia è quella di un ragazzo di 21 anni, gli occhi quelli della tigre. Basta incrociare lo sguardo di Leandro Parades, insomma, per capire perché l’Empoli lo abbia aspettato fin quasi a fine mercato. La Roma, infatti, ha deciso solo l’ultima settimana di poterlo cedere e lo ha lasciato davvero andare soltanto l’ultimo giorno.
Il ragazzo argentino, però, non ha avuto dubbi ad accetare la destinazione Empoli. Ed è proprio lui a spiegarlo dopo che il ds Carli, nei giorni scorsi, lo aveva già accennato. «Il direttore ha detto la verità – dice Paredes, maglietta nera e medaglietta al collo con quel numero 32 che indosserà anche sul campo – ho visto giocare l’Empoli e mi è piaciuto molto. Proprio come l’anno scorso, ho notato una squadra dove tutti cercano di giocare la palla, che non si chiude ma attacca. L’atteggiamento mi ha conquistato. Ho capito subito che poteva essere la piazza ideale per la mia crescita».
E dopo i primi giorni al Castellani?
«Lo penso sempre di più. Anche perché devo dire che sono stato accolto in maniera davvero splendida dai compagni».
Con Skorupski, suo ex compagno alla Roma, ne avrà parlato anche prima di arrivare.
«A dire il vero prima ancora che iniziasse la trattativa. Ci siamo sentiti e mi ha raccontato tante belle cose di Empoli e dell’Empoli».
Poi cosa è successo?
«Io a Roma mi sono trovato non bene ma benissimo. Ovviamente con quei centrocampisti che ho davanti rischiavo di giocare poco anche quest’anno. Così ho parlato con Sabatini. Il direttore, poi, mi ha detto che c’era l’Empoli e che, a suo avviso, era il posto migliore per agevolare la crescita di un giovane come me. E infatti eccomi qua».
Che giocatore è Paredes?
«Un centrocampista. In una mediana a tre penso di poter coprire tutti i ruoli. Anche davanti alla difesa».
E nel Boca Juniors, da giovanissimo, ha iniziato da trequartista...
«È vero. Quindi penso di poter giocare in tutti i ruoli del centrocampo».
Lei dovrebbe preferirebbe giocare?
«Io vorrei giocare il più possibile, in qualsiasi ruolo. Ho scelto Empoli per questo. Ovviamente so bene che il posto bisogna meritarselo tutti i giorni. E, infatti, il mio obiettivo è quello di dare una mano a questa società che mi ha dato fiducia e a questo gruppo che mi ha accolto benissimo».
Non le pesa passare dalla lotta scudetto a quella per la salvezza, o da una metropoli a una piccola città?
«Assolutamente no. Il calcio è sempre calcio. Qualsiasi sia l’obiettivo devi dare il meglio per vincere le partite e raggiungere il tuo obiettivo. Per il resto, poi, il primo impatto con la nuova realtà è stato positivo sotto tutti i punti di vista».
Intanto ha lasciato Roma dopo aver vissuto, dalla panchina, la vittoria con la Juve...
«Una grande vittoria per Roma e per la Roma. È stato bello esserci anche se ora è iniziata un’altra storia».
Con il mister ha parlato?
«Sì, ha iniziato a spiegarmi alcune cose. Poi ci sarà tempo per approfondire. Anche perché questa settimana non c’è il campionato».
E che ci dice del rigore dello scorso anno in Coppa Italia per l’intervento di Zielinski su di lei? Si sente in debito con l’Empoli?
«Il rigore c’era (e dire, ndr)».
C’era? Diciamo che forse non era simulazione...
«Forse è meglio non dire proprio niente». E ride ancora...
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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