Sicurezza
«Fidatevi di me Non sono cattivo»
Voglia di fare e di togliersi l’etichetta di bad boy: ecco Livaja
EMPOLI. Non chiamatelo bad boy. Già, Marko Livaja si porta dietro questa etichetta da quando - correva il mese d’aprile dell’anno del signor 2014 - litigò con i tifosi dell’Atalanta, di cui vestiva la maglia, prima allo stadio e poi a mezzo social network. Lui, che ai tempi non aveva ancora tagliato il traguardo dei 21 anni, da quei giorni è finito dietro la lavagna, accomunato a Cassano, Balotelli, Vidal e a qualsiasi giocatore abbia mai commesso un errore fuori o dentro il rettangolo verde.
Forse, alla fine, Livaja è tornato in Italia anche per questo, per dimostrare che è un giocatore forte e un ragazzo normale. «Fidatevi – dice presentandosi al popolo azzurro – non sono un cattivo ragazzo. Ho sbagliato, ma era un momento particolare. Risposi all’offese di parte del pubblico di Bergamo mentre venivo sostituito e la situazione poi mi è scappata di mano. Da allora i social network li uso solo per parlare con gli amici. Ma non ce l’ho mai avuta con i tifosi dell’Atalanta né tanto meno, come è stato scritto, con gli italiani. È stato un errore, ripeto, ma né prima né dopo ho combinato casini del genere».
Sgombrato il campo dagli equivoci, dunque, il nuovo attaccante azzurro può parlare di sé e delle sue aspettative. «Sono molto contento di essere qui. Ho avuto anche altre richieste, ma l’Empoli è sempre stata la mia prima scelta. I motivi? Uno è l’allenatore, Giampaolo. Ci siamo incontrati a Cesena ed è quello che mi conosce meglio di tutti. Sapere che mi voleva ancora con sé è stato determinante. Poi la lingua, perché non parlare una parola di russo al Rubin Kazan mi ha penalizzato molto. Infine aver seguito l’Empoli, che è una squadra che gioca un gran bel calcio. Ha perso giocatori importanti, è vero, ma tanti giocatori importanti sono rimasti e ci sono le carte in regola per fare bene».
La trattativa, come rivelato dal ds Carli a giochi fatti, è stata lunga e non semplice. «All’inizio il Rubin Kazan non voleva cedermi – racconta Livaja – sono stato io a insistere. Per questo gli ultimi due mesi mi sono allenato con la Primavera. Erano arrivate proposte da altri paesi, ma tornare in Italia era il mio primo obiettivo, perché questo è un paese meraviglioso e dove c’è tutto per fare calcio a ottimi livelli, così quando il mio procuratore mi ha detto dell’Empoli ho subito cercato di forzare per questa soluzione».
Che, per Livaja, può e deve essere quella della consacrazione dopo i problemi di Bergamo e un’esperienza, quella in Russia, andata non proprio benissimo. «Arrivato al Rubin – rivela – ho avuto un infortunio che mi ha tenuto fuori un paio di mesi e il rientro è stato più complicato del previsto. Ma, come già detto, a pesare di più è stata la lingua perché inserirsi senza poter dialogare è stato davvero difficile. Ora, comunque, sono qui, molto contento di esserci».
E pronto a giocare, anche subito. «Sono venuto per questo – conclude – per giocare il più possibile e per fare il meglio possibile». E tutto il resto, alla resa dei conti, vale poco...
@DavidBiuzzi
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