Il Tirreno

Empoli

Un altro ko, ma è un altro Empoli

di David Biuzzi
Un altro ko, ma è un altro Empoli

Più birra e più idee: la sconfitta col Milan profuma d’ingiustizia però così l’impresa è possibile

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MILANO. È un’altra sconfitta, ma soprattutto un altro Empoli. Già, perché nel tempio del calcio, leggasi San Siro, sono due o tre episodi a scavare il solco, a permettere al Milan di raccogliere decisamente più di quanto seminato. Sbagli, errori, la solita maledetta poca concretezza. Ma questo Empoli, quello del Meazza, può centrare l’impresa della seconda salvezza, può giocarsela. E questa considerazione, alla seconda di campionato e dopo settimane (le ultime) trascorse in compagnia di tanti dubbi, vale molto. Forse anche più di un punto.

Solo un errore. Il primo tempo l’Empoli è quello vero. O meglio, quello dei vecchi tempi. Perché gioca, corre, pressa. È un bel vedere, insomma. Con il piccolino, Diousse, che supera anche l’esame San Siro con una partenza piena di verve e personalità (salvo calare, poi, con il passare dei minuti e il progredire della stanchezza), i due interni che non lasciano mai giocare una palla pulita ai rossoneri e, di fatto, una difesa che rischia davvero il minimo. Davanti, poi, Pucciarelli è più ispirato e punge di continuo, Maccarone regala giocate importante e Saponara, come sempre, è l’uomo in più. C’è tanto Empoli, insomma, e il Mlan soffre (in mediana il dominio empolese è evidente). PErò segna, questo sì, e lo fa addirittura in contropiede. Sfruttando una grande giocata sull’asse Luiz Adriano-Bacca, è vero, ma soprattutto l’unico autentico errore degli azzurri che si fanno trovare impreparati su una palla in verticale pensata bene ma neanche geniale. Per un gruppo che ha perso (male) la prima e si presenta con il serbatoio delle energie ancora a metà, insomma, potrebbe essere un colpo da ko. Ma la buona notizia arriva dalla reazione di Big Mac e soci, che riprendono a fare la partita (sì, avete letto bene: a fare la partita) come se niente fosse. E ci tornano, dentro la partita, proprio grazie a Saponara, che finalmente si prende San Siro con la maglia, quella dell’Empoli, che più sente cucita sulla pelle. È il minuto numero 20 e, fino al riposo, sono ancora i ragazzi di Giampaolo a farsi preferire fino a sfiorare il sorpasso - che meriterebbero - in più di un’occasione (soprattutto con Pucciarelli mentre passano i titoli di coda).

Doppio regalo. Nella ripresa, visti i precedenti, t’aspetti il calo dell’Empoli e un’altra partita. Ma non è così. Gli azzurri, infatti, continuano a farsi preferire e a fare tutto meglio dei rossoneri. A tratti sembra addirittura che il copione sia invertito: quella di Giampaolo è la big che fa la partita, mentre la truppa di Mihajlovic non ha né la forza né le idee per prendersi quel sopravvento che sembra scontato. «Non puoi pensare di dominare l’Empoli a San Siro», disse Inzaghi alla fine del match dello scorso anno attirandosi le ire di tutto il popolo rossonero. Eppure il copione è lo stesso. Solo che gli azzurri mostrano confortanti progressi sotto il profilo della tenuta fisica e della personalità, ma ricadono negli errori di sempre (gestione Sarri inclusa). Ovvero sbagliano davanti e dietro, regalando di fatto il match al Diavolo. Succede quando Pucciarelli non aggancia un palla d’oro di Saponara (che lo spedisce a guardarsi negli occhi con Diego Lopez) e, poco dopo, quando Skorupski sbaglia tempo e spazio dell’uscita su un corner pure abbastanza banale di Bonaventura che la testa di Luiz Adriano trasforma nel gol del sorpasso. Gli azzurri provano a rigettarsi in avanti per evitare la beffa, ma che le energie ora siano poche, nonostante i cambia, è logico e il sogno di uscire indenni da San Siro sfuma in modo così immeritato da fare male. Non come il ko col Chievo, però. Perché stavolta l’Empoli sembra essere davvero tornato.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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