Gioco
Poche parole, tanti fatti l’Empoli “scopre” il bosniaco Krunic
Non parla né italiano, né inglese, ma si fa capire con i gol Nato nei territori di guerra, lancia la sfida al nostro calcio
EMPOLI. Lo sguardo è quello da duro, di quelli che non lasciano trasparire emozioni, ma l'altra sera quando ha segnato in amichevole al Pisa un sorriso gli è uscito. Anche perché l'inizio di stagione di Rade Krunic è stato di quelli che non ti aspetti. Quando è arrivato a Empoli è stato accolto come un oggetto misterioso, anche perché ha sempre giocato nel campionato serbo. Oggi però dopo meno di un mese in azzurro Rade Krunic sembra molto di più che un nome ed un cognome da annotare sull'almanacco Panini. Il serbo, classe '93, non ha mancato di mettersi in mostra in questa prima parte di stagione fino a stupire un po' tutti. Non parla l'italiano e nemmeno l'inglese, ma finora quello che aveva da dire lo ha comunicato sul campo.
Sfortuna a Verona. La personalità non gli manca, ma non potrebbe essere altrimenti per a uno che è nato in Bosnia a due passi dal confine con la Serbia e col Montenegro, quando la guerra impazzava e non risparmiava nessuno, nemmeno i bambini, non può avere paura del calcio italiano. Tira i suoi primi calci ad un pallone nella squadra della sua città, il Sutjesca dove nemmeno maggiorenne nel 2011 esordisce in prima squadra in serie B. La stagione successiva passa al Donji Srem nella Superliga serba. Li si fa notare anche dai club stranieri e il Verona lo mette sotto contratto. Una storia quella con l'Hellas che però non decolla Krunic vorrebbe farsi valere in gialloblù ma gli scaligeri lo mandano in prestito. Una decisione che non gli va giù e allora a gennaio Krunic non fa ritorno a Verona e decide di rimanere in Serbia con il suo club che è costretto a pagare un' indennizzo. Lo vuole la Stella Rossa ma il trasferimento salta, lui va al Borac Cacak e con le sue prestazioni trascina la squadra al secondo posto nel campionato serbo.
Trequartista nato. Ecco che poi arriva l'Empoli. "Deve ancora capire la lingua - dice di lui mister Giampaolo - ma è un ragazzo intelligente". Pochissime parole, si, ma molti fatti. Krunic ha mostrato di avere buone doti, che gli hanno permesso di segnare un bel gol in amichevole contro il Montelupo e di bissare contro il Pisa. È arrivato ad Empoli come interno ma può fare il trequartista. Anzi quello è il suo ruolo naturale. "Sono un centrocampista a cui piace molto attaccare, mi piace cercare la porta", ha spiegato quando è arrivato, grazie al procuratore-interprete. Aveva ragione: il tiro e gli inserimenti verso la porta sembrano essere il suo pane e forse la sua non sarà un apparizione come meteora nel campionato italiano. L'Empoli dunque in questo ragazzotto dal volto impassibile potrebbe aver trovato davvero il vice Saponara. Solo il tempo dirà se Krunic potrà essere protagonista, e anche se non parla l'Italiano può consolarsi. Il linguaggio del calcio non ha bisogno di lettere o parole ma di intelligenza e piedi buoni.
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