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L’ALTRO VOLTO NUOVO

Tre patrie e un sogno: ecco Dermaku

Tre patrie e un sogno: ecco Dermaku

«Un’emozione essere qui, farò di tutto per meritarmi la conferma»

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EMPOLI. È albanese, è kosovaro, è italiano. È tutte queste cose Kastriot Dermaku, il giovane difensore, classe 1992, che l’Empoli ha prelevato dal Melfi. Suo uno dei pochi volti nuovi di questa prima parte di stagione, sua una bella storia da raccontare.

Quella di un famiglia venuta via dal Kosovo, regione contesa a suon di bombe (anche quella della Nato) fra Albania e Serbia e ora figlia di un’indipendenza tutta da scrivere. Mette radici in Emilia, la famiglia Dermaku, e Kastriot nasce non solo in Italia ma addirittura a Scandiano, dove è nato anche Romano Prodi, in provincia di Reggio Emilia, dove è nata la bandiera tricolore prima ancora che nascesse l’Italia (era, infatti, il lontano 1797).

Ma ora la sua storia personale vuole scriverla anche questo possente difensore, cresciuti fra i vivai di Modena e Sassuolo e diventato grande in Basilicata. Già, ma quando grande? «Arrivare in serie A dalla Lega Pro è sicuramente un grande salto – spiega – sono emozionato, non lo nascondo, ma anche deciso a giocarmi fino in fondo questa grande occasione. Farò di tutto per dimostrarmi all’altezza e meritarmi la conferma a fine ritiro».

Dermaku, in effetti, ha già richieste pressanti dalla Lega Pro (Matera) e pare anche dalla B (Crotone e Salernitana), ma l’Empoli - che gli ha fatto firmare un triennale con il gesso alla gamba per una frattura al perone - vuole valutarlo bene prima di decidere se cederlo (eventualmente in prestito). Il 3-5-2 che Giampaolo sta provando, in questo senso, potrebbe aiutarlo, ma ovviamente molto dipende da lui. «Ce le metterò tutta – ribadisce – e intanto mi godo questa esperienza fantastica. I compagni mi hanno accolto benissimo. Si capisce subito che qui c’è un gruppo sano, unito e che ha tanta voglia di lavorare».

Di Empoli gli aveva spiegato molto l’ex compagno Caturano, mentre nei primi giorni ci hanno pensato i senatori del gruppo a indicargli la strada. Con Giampaolo, invece, ancora non ha avuto un colloquio individuale. Intanto divide la camera, in ritiro, con Hysaj, che in teoria sarebbe un suo connazionale (Dermaku ha ancora una presenza con l’Under 21 dell’Albania). «In effetti – conclude – io mi sento albanese, kosovaro e italiano. Ed, credetemi, è una gran bella sensazione».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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