Il Tirreno

Empoli

Giampaolo parte dal lavoro e pure da... Sarri

di David Biuzzi
 Giampaolo parte dal lavoro e pure da... Sarri

L’allenatore si presenta e spiega le sue idee «Trovo un grande patrimonio, non va disperso»

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EMPOLI. «È come se avessi avuto una condanna all’ergastolo e fosse venuto un giudice a rimettermi in libertà, ovviamente condizionata». Sceglie questa immagine (forte), Marco Giampaolo per inaugurare la sua avventura al timone dell’Empoli.

L’occasione. Lo dice nella sua prima apparizione in questa veste, la presentazione ufficiale, dopo che il presidente Corsi ha appena finito di fare gli onori di casa. Una suggestione che dice molto sugli stimoli e le motivazioni di un tecnico che era stato in rampa di lancio prima di incappare in alcune cadute e rimettersi in discussione ripartendo dalla Lega Pro. «Speravo di tornare in serie A – dice Giampaolo – e sognavo di farlo con la Cremonese. Quando mi ha chiamato Empoli, è vero, è stata una sorpresa ma ho capito subito che era una grande occasione per me».

Fare calcio. E non solo per il palcoscenico. «L’Empoli – continua – è una delle poche società in Italia dove ancora si fa calcio. In quasi tutte le altre piazze si gestisce, o si prova a gestire. Per questo è il posto giusto per me. Sia io che la società mettiamo il lavoro al centro del progetto. Infatti il primo impatto con questa nuova realtà è stato buono, molto buono».

La fiducia. In passato Giampaolo e l’Empoli non si erano mai sfiorati («ma ho sempre apprezzato il lavoro che si fa qui: mi piaceva tantissimo la squadra di Somma che è stata decisamente innovativa»), in futuro sperano di andare avanti insieme oltre l’anno di contratto sottoscritto. «È stata una mia scelta – conferma l’allenatore – perché la fiducia che mi è stata data voglio guadagnarmela sul campo, con il mio lavoro. La mia speranza, insomma, è che fra qualche mese, che siano 2 o 10, i dirigenti vengano da me a dirmi che sono soddisfatti di quello che ho fatto e che vogliono proseguire con me. Sarebbe un motivo d’orgoglio».

La coerenza. E di orgoglio, Giampaolo, sembra averne molto. «I miei esoneri? In alcuni casi è stata colpa mia – sottolinea – in altri no». Già, perché quando al tecnico di Bellinzona si chiede un suo pregio e un suo difetto, la risposta è sempre la stessa: «La coerenza».

Ripartire. Il che, tradotto, significa che il personaggio forse è scomodo, ma di quelli che tira dritto. Anche a costo di ricominciare dal basso dopo aver sfiorato anche le panchine più prestigiose: anni fa venne contattato sia dalla Juve che dalla Roma. «In questi anni ho sempre fatto delle scelte a difesa della mia dignità professionale (e forse il riferimento è alla parantesi di Brescia, quando preferì mollare tutto pur non piegarsi ad alcuni ultrà un po’ troppo invasivi, ndr) compreso il fatto di ripartire dalla Lega Pro. E la Cremonese posso solo ringraziarla».

Lui e Sarri. Ora, invece, ci riprova in serie A, con il peso dell’eredità di Sarri da sostenere. «Ci conosciamo da anni – rivela Giampaolo – spesso è venuto a trovarmi e a vedere i miei allenamenti. Tra noi c’è una certa continuità di idee. Quello che ha fatto qui è straordinario e dobbiamo fare di tutto per non disperdere questo patrimonio».

Il tempo. Modulo e mercato, invece, vengono sdoganati in un amen («aspettiamo di vedere chi cederemo e chi compreremo»). Ci sarà tempo, insomma, ma intanto l’èra Giampaolo, l’ex ergastolano, è iniziata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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