Il Tirreno

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Grande Empoli, è un capolavoro

di David Biuzzi
Grande Empoli, è un capolavoro

A due passi dalla storia del calcio scrive la sua: Toro annichilito, la salvezza è matematica

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TORINO. Succede dove doveva succedere. A due passi dal Filadelfia, da quel tempio sacro del calcio italiano (a proposito, speriamo di vederlo rifiore in fretta, perché così abbandonato fa male al cuore...) che vide le gesta del Grande Torino. Già, proprio la squadra degli Invincibili, quella che Sarri e i dirigenti azzurri hanno voluto onorare con una visita a Superga. Sia chiaro, fra quella imprese e quella degli azzurri di oggi c’è un abisso e nessun paragone è possibile. Ma proprio qui, a due passi da un luogo magico, l’Empoli scrive una della sua pagine di storia (ormai quasi centenaria) più belle e, per certi versi, incredibili. Sbanca Torino, la truppa di Sarri, violentando le velleità europee dei granata ma, soprattutto, certificando una salvezza sulla quale, ormai, di dubbi ce n’erano ben poco.

Lo show. Ma per certificarla serviva l’impresa e l’impresa arriva. L’Empoli la costruisce sul tragi-comico autogol del portiere di casa, Padelli, che dopo meno di 180 secondi di gioco ne combina una che entrerà direttamente negli annali del calcio: retropassaggio comodo di Moretti, il primo azzurro a pressarlo (Maccarone) lontano anni luce, e lui la gira comodamente di sinistro nell’angolino opposto. Roba da partita Scapoli-Ammogliati della celebra epopea del signor Fantozzi ragionier Ugo (non a caso impiegato all’ufficio sinistri...). Sull’episodio favorevole, però, la truppa di Sarri costruisce un primo tempo molto simile a quello visto al Castellani con il Napoli. Dunque una frazione che rasenta la perfezione. Non c’arriva, al massimo livello, non solo perché non è dote che tocca agli umani, ai comuni mortali, ma anche e soprattutto perché, come troppe volte capitato quest’anno, non la chiude. Ora, cercare un difetto in questo campionato dell’Empoli è francamente un esercizio da follia pura, ma è un dato di fatto che resta aperta una partita che, in realtà, sul campo non ha storia. Gli azzurri imperversano con una superiorità impressionante. La difesa sosta sistematicamente vicino alla linea mediana, i tre centrocampisti stra-vincono i duelli individuali (e solo il palo nega a Vecino il gol dell’anno...) e il solito Saponara fa il resto. Si piazza lì nel mezzo, fra le linee, ma non è il mediano cantato da Ligabue. È il fantasista, lui, e che fantasista. Uno spettacolo vederlo giocare, uno spettacolo averlo nell’Empoli (che, non a caso, con lui dentro ha decisamente cambiato passo). Il minimo scarto al riposo, insomma, non rende merito alloshow degli azzurri e del loro uomo in più.

Granitici. La ripresa inizia con lo stesso copione, ma col passare dei minuti fatalmente qualcosa cambia. L’Empoli, sia chiaro, continua ad avere più gambe, più idee e più cuore del Toro, ma col passare dei minuti Ventura spende i cambi per aumentare il peso offensivo dei suoi e Sarri replica passando a un 4-5-1 che copre tutto il campo. E se nel primo tempo Saponara aveva scavato il solco, il resto lo fa una difesa di granito. Superba la preparazione dei due centrali, ma quello che continua a risaltare è come il quartetto organizzato da Sarri si muova, in verità, come se fosse una persona sola (sincronismo perfetto, insomma). Al Toro restano un paio di fiammate di Quagliarella (che Sepe doma), qualche mischia, ma anche le temute palle inattive (del bomber per caso Glik) vengono gestite con una personalità e una sicurezza persino sorprendente. Le stesse, in sostanza, con cui l’Empoli ha compiuto il suo capolavoro: salvarsi, matematicamente, a 4 turni dalla fine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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