Il Tirreno

Empoli

Tonelli dice basta «Accuse inventate»

di David Biuzzi e Alessandro Marmugi
Tonelli dice basta «Accuse inventate»

«Cigarini mi teneva, Denis picchiava e ci passo pure male...»

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EMPOLI. Aveva scelto il silenzio, Lorenzo Tonelli. Non avrebbe voluto parlare dell’aggressione subita domenica scorsa a Bergamo, ma tutto il fango che gli è stato scaricato addosso, più che i pugni ricevuti, lo hanno costretto a tornare sui suoi passi. Il difensore azzurro, infatti, vuole raccontare la sua, di versione, perché di essere descritto come un provocatore proprio non gli va.

«Non sono mica Al Capone», aveva detto rientrando dalla Lombardia. E, stavolta, dice anche di più. «É vero – spiega il difensore davanti a taccuini e telecamere – non volevo parlare. Ma sono state dette troppe falsità. Chiariamolo subito, io non ho mai minacciato la famiglia di Denis. In campo è stato un duello ruvido, ce ne siamo detti e fatte, ma non ho mai tirato in ballo la sua famiglia. Alla fine, poi, lui è rimasto in campo a farsi intervistare come testimoniano le immagini di Sky, io sono rientrato negli spogliatoi. Quindi non capisco come si possa squalificarmi per averlo minacciato a fine gara. Tra l’altro io sono toscano e “ti ammazzo a te e alla tua famiglia”, come riporta il referto, non lo avrei mai detto».

Tonelli, poi, racconta i momenti dell’aggressione. «A partita finita da almeno 20 minuti Denis è venuto nel nostro spogliatoio e mi ha colpito a tradimento. È scappato, io ho cercato di rincorrerlo ma si sono spente le luci, Cigarini mi ha bloccato a Denis mi ha tirato altri due pugni in testa. Questi sono i fatti». Fatti gravi, che tirano in ballo anche Cigarini. «Ha chiamato Maccarone giurando che non c’entrava niente. Ma, ripeto, lui mi teneva e Denis mi colpiva. Secondo me è colpevole».

Il centrocampista, invece, non è stato neanche squalificato. E proprio la squalifica è quello che a Tonelli ora non va giù, come le etichette che gli sono state appiccicate. «Ho subuto danni più morali che fisici – spiega – per quello che è stato detto su di me. Io non ho minacciato la famiglia di Denis. Tanto meno nel tunnel, come ha detto il signor Marino, dove non ci siamo neppure incrociati. Sono deluso, deluso e amareggiato. Vorrei sapere come ha la Procura federale ha trovato il coraggio di scrivere certe cose, attribuirmi quelle frasi che io non ho mai pronunciato».

È questo il tasto dolente, non ci sono dubbi. «La frase che ha portato alla mia squalifica non c’è mai stata. In campo, non lo nego, ci siamo presi e provocati a più riprese, come succede spesso in una partita così importante. Però non mi sarei mai sognato di minacciare Denis o qualsiasi altro avversario a partita finita e per di più davanti al figlio, come dice lui. Il messaggio che sta passando è brutto. Io sono la parte lesa e invece viene danneggiata la mia immagine».

Dopo aver subito il danno, insomma, Tonelli sente di dover ingoiare anche la beffa. «La mia squalifica? Evidentemente comando i potenti...». Tanto che l’ipotesi querelare Denis non è confermata dal difensore dell’Empoli, ma neanche smentita. «I miei avvocati sono al lavoro, ci penseranno loro. Io voglio solo far capire alle persone che non mi permetterei mai di minacciare una famiglia o un uomo accanto a suo figlio».

Per Denis, infine, c’è una domanda pesante. «Se mi avesse chiamato per scusarsi? Non so. Si è comportato come si è comportato, poi ha tirato fuori la storia dei figli e della famiglia, anche una foto. Io gli chiedo: “ma che uomo sei?”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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