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Denis sceglie i social per dare la sua versione dei fatti

Denis sceglie i social per dare la sua versione dei fatti

L’attaccante parla della minacce ricevute su Instagram e posta una foto che lo ritrae insieme a moglie e figli

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EMPOLI. La sua versione dei fatti, Denis German, la offre nella notte fra sabato e domenica affidandosi al web. O più precisamente ai social network, visto che è un post su Instagram, con tanto di foto di famiglia, a dare la spiegazione (almeno quella del nerazzurro). Poche parole in un italiano incerto, corredata dalla foto del giocatore con la sua famiglia. «Che un collega te dica in campo ti auguro a te è alla tua famiglia la morte dopo di che è finita la partita mi ha ammenciato davanti a mio figlio», la frase testuale. Che, più o meno, dovrebbe significare che Tonelli li ha minacciato di morte, lui e la famiglia, davanti a suo figlio.

Tesi poi sposata anche dal giudice sportivo, viste le squalifiche. E che il ds nerazzurro Marino aveva già ripreso - dopo le dichiarazioni dell’immediato dopo partita, nella mattinata di ieri. «Non è che si voglia giustificare nulla, il gesto di Denis è deprecabile e assolutamente non costituisce un esempio ma c'è stata una provocazione a monte, cioè le minacce di morte che Tonelli ha fatto al nostro centravanti. Sono episodi condannabili ma non si faccia giustizialismo e riconduciamo tutto a una dinamica di provocazione e reazione – aveva detto a Radio Anchio su Radio Rai – la provocazione è avvenuta in campo e al rientro Denis era in compagnia del figlioletto, che fa il raccattapalle, e dopo le interviste post-partita è stato atteso e minacciato di morte davanti al figlio, lui e tutta la famiglia. Mi meraviglierei se non fosse stato refertato anche questo accadimento». Per il ds Carli, invece, Tonelli era già uscito. Ma Marino, ha “invocato” addirittura Papa Francesco: «Anche lui ha detto "se offendono mia madre è normale che debba dare un cazzotto"».

Dalla parte di Denis, poi, si sono (ovviamente) schierati i tifosi dell’Atalanta. "Ogni notizia diventa un polverone, giù le mani dal nostro campione": questa la scritta che è comparsa, sempre ieri, su un grande striscione appeso fuori dai cancelli del centro sportivo atalantino di Zingonia. Secondo gli ultrà l'episodio è stato troppo enfatizzato dal "circo mediatico", come precisato sulla pagina Facebook del tifo organizzato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web