Attenzione
L’Empoli spreca e mastica amaro
Il profumo di salvezza è sempre più forte però sta togliendo qualcosa: col Parma finisce pari
EMPOLI. Stavolta non c’è neanche da perdere tempo a chiedersi se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto. No, perché il pareggio col Parma ha un sapore amaro. Tanto amaro da somigliare fin troppo a una sconfitta. Non è così, ovviamente, ma resta la sensazione forte, chiamiamola pure una certezza, di un’occasione sprecata. Quella di chiudere i giochi, di mettere il capello sulla salvezza (più che un’ipoteca) con 7 partite ancora da consumare. Non è così, invece, anche se il traguardo resta vicino. Paradossalmente persino più vicino visto che il vantaggio sul Cesena resta invariato, ma c’è un turno in meno, e che il Cagliari, sprofondato in casa col Napoli, sembra ormai andato.
Lampi di vero Empoli. Classifica a parte, la reazione attesa dopo il rovescio di Roma c’è solo in parte. Manca l’audacia dei giorni migliori, insomma, e di conseguenza anche la fortuna. In avvio, infatti, gli azzurri collezionano angoli sui quali sono sempre pericolosi, ma giocano sotto ritmo, con una marcia in meno rispetto - ad esempio - all’ultimo successo (sul Sassuolo, prima della sosta). E quando il Parma passa la metà campo per la prima volta, al minuto numero 20, succede il patatrac. Merito dell’ex Lodi che, senza esultare, segna il secondo gol di destro della sua carriera, ma demerito anche di Mario Rui, che difende male una palla che sta uscendo facendola soffiare da Lila. Lo schiaffo, però, sveglia la truppa di Sarri che, finalmente, comincia a pressare alta e a metterci ardore. Così emergono i limiti degli emiliani, che hanno orgoglio da vendere ma anche fin troppi problemi. S’accende soprattutto Saponara, che in pochi minuti offre a Maccarone l’assist del pari e crea altre tre opportunità (sfruttate dai compagni). L’Empoli, però, ora è padrone del campo e mentre passano i titoli di coda del primo tempo trova il meritato vantaggio con il bomber per caso: Tonelli. Lui, professione difensore, arriva a quota 5 (gol in serie A) con uno stacco degno di Michael Jordan e una testata violenta e precisa sull’ennesimo angolo (il nono e ultimo del primo tempo) ia Valdifiori. Poco meno di 25 minuti di azzurro brillante, insomma, per indirzzare bene la gara.
L’incapacità di essere banali. La ripresa, infatti, si apre con il Parma volentoroso ma, gioco forza, sempre più scoperto. Dopo 300 secondi, infatti, la prima ripartenza potrebbe già essere letale con Mirante che però si oppone prima da campione a Saponara e poi da fenomeno a Croce (che, però, poteva e doveva fare meglio). Ma il tris che non arriva segna anche la fine del periodo migliore dell’Empoli. Donadoni ci mette del suo passando al 4-3-1-2 (con Nocerino al posto di Lodi) e poi anche aumentando il peso offensivo (Belfodil per Lila), ma è soprattutto la truppa di Sarri a commettere l’errore fatale: comincia a gestire la partita, o a cercare di farlo. Peccato che in casa azzurra la banalità sia vietata. L’Empoli deve essere sempre intenso, giocare a mille e attaccare per essere se stesso. E quando smette di farlo, puntualmente, paga. Succede, così, che una palla persa malamente da Vecino e una carambola Coda-Tonelli respinta dalla traversa permetta a Belfodil (uno che a Livorno, dopo l’esperienza in amaranto, rischierebbe l’incolumità fisica solo a farsi una passeggiata sulla terrazza Mascagni...) trovi un gol che gli manca da 700 giorni 700, fissando un pari che propio non può far sorridere. Perché il profumo di salvezza è sì sempre più forte, nonostante tutto, ma evidentemente e paradossalmente sta togliendo qualcosa...
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
