Toscana
Quattro sberle in faccia all’Empoli
La Lazio ha più qualità e ci mette più voglia, eppure la salvezza s’avvicina ancora un po’
ROMA. Quattro schiaffi in faccia, tanto per tornare sulla terra. Tanto per capire che - come diceva giustamente Sarri alla vigilia - essere “quasi salvi” equivale a poco. Dopo 8 risultati utili e la sconfitta un po’ così (chiedere all’arbitro Giacomelli...) in casa dei campioni della Juve, infatti, all’Olimpico arriva il più pesante ko della stagione, con la Lazio che serve un poker apparentemente eloquente ma dietro al quale, in realtà, c’è anche molto altro.
I conti non tornano. La cosa strana, infatti, non è che l’Empoli perda e, visto anche l’andamento della truppa di Pioli, neanche che perda con un margine non risicato. No, quello che proprio non torna per una volta sono i numeri. Premesso che il calcio non è (ne è mai stato) una scienza esatta, infatti, basta dare un’occhiata allo score pubblicato in questa stessa pagina per capire che qualcosa, rispetto al risultato finale, proprio non torna. Tiri in porta, tiri fuori e calci d’angolo, infatti, dicono che l’Empoli ha attaccato di più. Ed è vero che qualcosa nell’andamento del match è cambiato quando la Lazio, già avanti di 4, è rimasta in 10 per il rosso a Novaretti, ma anche l’avvio della partita era stato davvero particolare: due pericoli creati dagli azzurri al 2’ e al 3’, gol della Lazio al 4’. Già, perché ai biancocelesti è bastato mettere la testa fuori dal guscio sporadicamente per ritrovarsi con la partita già vinta a fine primo tempo. Sicuramente la qualità degli interpreti offensivi di Pioli ha fatto la differenza, ma oltre ai meriti degli aquilotti ci sono, indubbiamente, i demeriti degli azzurri.
Troppo teneri. Come le solite difficoltà a concretizzare le occasioni create, è vero, ma anche un’insolita fragilità difensiva. Crosso di Cavanda e testa di Mauri al 4’, cross di Cavanda e testa di Klose al 31’, tiro dalla lunga di Candreva sui titoli di coda del primo tempo: tutto facile, tutto troppo facile per la Lazio. E, in questo caso, ci sono altri numeri che confortano questa impressione: i falli fatti. L’Empoli di Sarri, da sempre, ne commette poco, ma il finale dice 24-12 (con 4 ammoniti e 1 espulso per biancocelesti). Stavolta, insomma, la Lazio la vittoria l’ha voluta di più. Ci ha messo più grinta, più determinazione. E, non a caso, ha finito per vincere proprio i duelli individuali. Facciamo ancora una volta appello a una statistica, infatti, per dire come l’Empoli a livello di squadra abbia anche difeso bene: ben 11 volte ha messo in fuorigioco i giocatori della Lazio. Ma lo stesso discorso, però, non vale a livello di singoli. Su ogni gol, in sostanza, c’è qualcosa da rivedere, qualcuno che si è mosso in ritardo (Hysaj sull’1-0), o non si è mosso proprio (Sepe sul 3-0); chi ha concesso cross con troppa facilità (Mario Rui), chi ha perso gli avversari dove proprio non si possono perdere (Tonelli e Rugani). Episodi che inchiodano un reparto che era e resta uno dei punti di forza, ma che non assolvono gli altri: in mezzo solo il solito Valdifiori ci ha messo qualche idea, davanti si continua a sprecare troppo.
Ritrovare la “fame”. Più che un bagno d’umiltà, insomma, è di realtà. Realtà che dice che l’Empoli deve sempre avere fame e giocare al massimo per confermare il posto al tavolo dei grandi. Detto questo, però, restano anche aspetti positivi. Come la volontà di giocare sempre, la capacità di creare anche contro un avversario fortissimo. Armi da non perdere contro il Parma, che però andrà affrontato con più cattiveria. E, soprattutto, ci sono i risultati delle altre e, nello specifico, i ko di Cagliari e Cesena. Nonostante tutto, insomma, il vantaggio è invariato e manca una giornata in meno. Il che, tradotto, significa una sola cosa: quattro schiaffi o no, la salvezza ora è più vicina. E non è poco.
@DavidBiuzzi
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