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Empoli

«Mirko simbolo dell’Empoli» La gioia di Carli

di David Biuzzi
«Mirko simbolo dell’Empoli» La gioia di Carli

Il ds stavolta fatica a contenere l’entusiasmo “Colpa” anche di un messaggio... firmato Lippi

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EMPOLI. Sembra quasi il protagonista di Birdman, il film vincitore dell’ultimo premio Oscar, che dopo una vita di lotta con se stesso si lascia andare e... vola. Difficile immaginare che una cosa del genere possa capitare a un dirigente come Marcello Carli, ma stavolta il day after (tanto per rimanere in tema cinematografico) del direttore sportivo azzurro è diverso.

Sarà perché col Sassuolo il “suo” Empoli ha regalato un’altra prova mostruosa, sarà perché a segnare sono stati Saponara (ripreso a gennaio con una trattativa da manuale) e Mchedlidze (difeso come tutto il resto del reparto avanzato mentre quasi tutto il popolo azzurro chiedeva a gran voce l’arrivo di una punta). O forse sarà perché la sosta permette di godersela più a lungo. I motivi per sorridere, comunque, non mancano. Comprese le convocazioni in Nazionale. Perché il ct Conte non ha chiamato solo l’azzurro Valdifiori, ma anche l’“oriundo” Eder, che proprio Carli portò in Italia anni fa. «Due gioie – ammette il ds – perché anche a Martin (Eder, ndr) sono molto legato. È stata la mia trattativa importante e sono felice che si sia affermato anche su di lui, qui a Empoli, potevamo lavorare meglio. Proprio la storia di Eder, però, mi ha insegnato che quando credi in un giocatore deve avere la forza di proteggerlo e di aspettarlo prima di poterselo anche godere un po’».

E Valdifiori?

«Beh, lui è qualcosa di diverso. Lui è il simbolo dell’Empoli perché deve diventare il punto di riferimento per tutti. Grandi o giovani, prima squadra o vivaio, chi indossa questa maglia deve avere e cullare lo stesso grande sogno che lui è riuscito a trasformare in una splendida realtà, cCon il lavoro e l’impegno, a 29 anni».

Quindi sarà anche la linea guida per costruire l’Empoli che verrà?

«Certo. Deve essere nel nostro Dna. Quando abbiamo cercato di fare qualcosa di diverso o quando abbiamo cercato di gestire abbiamo rischiato il fallimento. Sia sportivo che economico».

Quando avete avuto la certezza della chiamata di Valdifiori?

«Sabato. Ed è stato molto bello».

Ce lo racconta?

«Certo. Eravamo in ritiro, subito dopo la cena. Mirko era in camera quando mi è arrivata la telefonata che ufficializzava la convocazione. L’ho chiamato già e gliel’ho detto davanti a tutti. È stata una gioia, per lui e per i suoi compagni. Sarri e Mirko erano commessi e il resto della squadra festeggiava come se tutti fossero stati chiamati in Nazionale. Un momento speciale».

Speciale, poi, è stata anche la partita...

«Tutto il weekend. Uno dei più belli che abbia mai vissuto da dirigente sportivo. Ha un solo difetto».

E cioé?

«Che è finito. Ma, battute a parte, c’è anche la sosta per goderselo un po’ di più».

Si sente al sicuro?

«No, non lo siamo perché 33 punti non basteranno».

E quanti?

«Forse 36 o 37, forse 38 o 39. Non voglio pensarci perché non dobbiamo fare conti ma continuare a fare calcio».

E che calcio!

«Partita fantastica, c’è poco da dire. Anzi, posso anche raccontarvi un episodio che dice molto».

Prego.

«Sapete tutti che a vederla c’era anche l’ex ct Lippi, uno che ha vinto tutto quello che si può vincere, mondiale incluso. Alla fine mi ha scritto un messaggio in cui mi ha confessato di aver vissuto uno splendida giornata di calcio per le cose che ha fatto l’Empoli, per come è stata la partita, ma anche per come ha trovato il nostro ambiente, per l’entusiasmo che ha respirato al Castellani. E detto da lui, francamente, è una gran cosa».

Già. abbastanza per lasciarsi andare, almeno per una volta, e spiccare il volo proprio come Birdman...

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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