Innamorati pazzi dell’Empoli
Più applausi che punti (come al solito), ma le luci di San Siro sono azzurre e Lotito è servito
INVIATO A MILANO. Sono passate poche ore da San Valentino, ma è facile, maledettamente facile scoprirsi innamorati dell’Empoli. Di una squadra di semi-debuttanti che continua a raccogliere più complimenti che punti - e, a conti fatti, la sfida del Meazza non fa differenza - ma che ha coraggio, idee, spirito. Ne ha abbastanza per presentarsi a San Siro, tempio del calcio italiano, a imporre il suo gioco, il suo calcio, al Milan. Certo, non è più il diavolo di qualche anno fa (Berlusconi si metta pure il cuore in pace...), ma vedere gli azzurri, a fine match, rammaricarsi per la vittoria sfumata dice davvero molto. Non tutto, ma molto.
Lezione... a Lotito. Non dice, ad esempio, che l’Empoli è la migliore risposta a Lotito e alla sua visione del calcio. Quella che pensa solo al business, ai soldi, ma non alle emozioni. Quella che non contempla come la realtà più piccola della serie A (quella degli imbucati alla festa, definizione del presidente Corsi) possa diventare uno spot per un pallone sgonfiato da scandali, crack e chi più ne più ne metta. E invece a San Siro, stavolta, la luci sono tutte azzurre. Perché mai, neanche nelle due occasioni in cui ha fatto il pieno, l’Empoli ha mostrato una superiorità così totale e marcata in casa del Milan. Finisce solo con un pari, ed è questa l’unica nota negativa. Non poco, è vero, per chi deve costruirsi la salvezza, ma con prestazioni così ci si può credere.
Faccia tosta. Semplicemente, infatti, l’Empoli fa tutto di più e meglio del Milan. Dall’inizio. Tanto che dopo 10 minuti non ci sono tracce dei rossoneri, mentre i pericoli (potenziali o concreti) portati dagli azzurri dalle parti di Diego Lopez sono già 4. Con il passare dei minuti, in verità, i rossoneri sembrano ritrovarsi, ma la differenza appare chiara in qualsiasi momento: da una parte c’è una squadra, con la maglia azzurra, che gioca, corre e lotta insieme, dall’altra un’accozzaglia di calciatori più o meno buoni (quelli davanti, ad esempio, proprio pessimi non solo) che vive sulle individualità. E che ha pure buona sorta (infortuni di Alex, in avvio, e Paletta, nel finale, a parte) visto che chiude il primo tempo su un immeritatissimo vantaggio maturato addirittura in contropiede (e anche questo qualcosa significa...) al minuto numero 40 e dopo tanta sofferenza. È un episodio che può cambiare la partita. Come, in effetti, sembra nei primi minuti della ripresa. Come l’Empoli allenta la presa, però, ci pensa il condottiero a rimettere le cose a posto. Sarri, infatti, dimostra di avere ancora più faccia tosta dei suoi ragazzotti quando, al 9’, sgancia Verdi per Vecino riportando Zielinski ad agire da interno come col Cesena. Scacco matto. Già, perché gli azzurri ritrovano immediatamente vigore, forza, convinzione. Il polacco costringe Bonaventura sulla difensiva, Menez addirittura marca a uomo (o quasi) Valdifiori. Si gioca in una sola metà campo, insomma. Ed è quella che non ti aspetti.
Gol e sprechi. Quando Maccarone (strepitoso nella rippresa) incorna alle spalle di Lopez un cross di Hysaj, insomma, c’è poco da sorprendersi. È il 23’ della ripresa, ma il sacrosanto pari non sazia la fame dell’Empoli. Che vuole vincere e sfiora il colpo del ko. Al 38’, infatti, Lopez deve immolarsi - dopo un suo errore al rinvio - per parare con la mano il tiro a colpo sicuro di Tavano. Viene espulso, ovviamente, e il Milan chiude addirittura in 9 quando Paletta (43’) si stira al flessore. Non c’è più tempo per l’acuto, ed è un peccato. Ma resta l’Empoli, tanto Empoli.
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
