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Questo è l’Empoli dei gladiatori
Gioca, domina la scena, segna, poi resta in dieci ma torna da Roma con un punto d’oro
INVIATO A ROMA. Altro che Olimpico, sembra il Colosseo. Sì, proprio il teatro dei gladiatori. Gladiatori azzurri, in questo caso, perché in uno dei momento più delicati della stagione l’Empoli rialza la testa con una prova superba e un punto che vale oro. Sfiora l’impresa (e comunque la Juve ringrazia) e solo una controversa espulsione (di Saponara) trasforma un trionfo in una sofferenza. Poco importa, però, alla fine. La truppa di Sarri sa giocare e sa soffrire, sa correre e sa divertire. Tutto quello che serve per rincorrere la salvezza.
Un tempo (quasi) da favola. Empoli e Roma si presentano con le formazioni annunciate, sul terreno dell’Olimpico, accolte da freddo (0 gradi)e pioggia. A riscaldare l’ambiente ci provano per primi i giallorossi, partendo forte come richiesto da Garcia. Cinque minuti o poco più, comunque, con un paio di tiri da fuori e qualche sgasata di Iturbe che si farà male di lì a poco. Un problema per la Roma, anche perché - tanto per cambiare - l’Empoli sul campo è messo bene e trova presto le misure. Non solo, anche il modo di far male. Già, perché negli spazi lasciati da Maccarone e Pucciarelli, come sempre molto larghi, Saponara si butta che è una meraviglia. I centrali di casa, insomma, vanno in tilt spesso e volentieri togliendo sicurezza a tutta la squadra. Col passare dei minuti, insomma, gli azzurri si fanno sempre più preferire con Vecino che giganteggia in mezzo e Valdifiori che, nonostante le attenzioni particolari di Ljajic, trova sempre più spazio per le giocate. Come al solito manca la zampata e tante buone ripartenze sfumano per un amen. Almeno fino al 37’, quando Saponara s’avventa su una verticalizzazione di Hysaj e viene travolto da Manolas. Per Russo non ci sono dubbi:rigore ed espulsione del greco. Big Mac trasforma, con rabbia, e per la Roma (che rinuncia a Totti per giocarsela con 4-3-2) è notte fonda. L’Empoli domina in lungo e in largo, infatti. Ma proprio sui titoli coda del primo tempo tutto torna in discussione. Succede quando Saponara, da poco ammonito, tocca la palla fra la spalla e il braccio (neanche i replay chiariscono del tutto) e Russo ristabilisce la parità numerica cacciando però l’uomo che stava scavando il solco. Una frazione giocata da favola, insomma, si chiude nel peggior modo possibile.
Sofferenza pura. E gli effetti sono duri, perché alla ripresa la Roma, che di idee non ne ha molte, la mette soprattutto sulla carica agonistica, trascinata dal solito statuario Nainggolan, e all’Empoli non basta il 4-3-1-1 per ripartire con gli slanci del primo tempo. Resistere diventa complicato, insomma, anche perché l’azione giusta la Roma la trova già al minuto numero 12, quando Maicon chiude una giocata quasi da rugby con un colpo di biliardo che non lascia scampo a Sepe. Ora è tutto di nuovo pari, risultato e numero di giocatori, ma il trend è favorevole ai giallorossi che per altri 10 minuti abbondanti, in effetti, spingono moltissimo sfiorando anche il sorpasso con una capocciata di Astori (17’) che bacia la parte alta della traversa. Nel momento più complicato, però, l’Empoli ha il merito non solo di restare attaccato con le unghie alla partita, ma anche di riuscire a rimettere la testa fuori dal guscio con un paio di ripartenze di Pucciarelli (che prima di lasciare il posto a Mchedlidze subisce anche un fallo da rigore da Yanga-Mbiwa che Russo ignora). La consueta espulsione di Sarri (protesta per un fallo a palla lontana di Pjanic su Mario Rui) innesca un finale in cui solo una sberla di Nainggolan, davvero un leone indomabile, mette i brividi a Sepe e al popolo azzurro. Tutto il resto, come cantava il Califfo, è noia. Anzi no, tutto il resto è... Empoli.
@DavidBiuzzi
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