Il Tirreno

Empoli

Pazzo Empoli, altra incompiuta

di David Biuzzi
Pazzo Empoli, altra incompiuta

Prestazione superba: l’Inter dominata in lungo e in largo, ma Handanovic salva Mancini

3 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. Sarà anche pazza, l’Inter, come recita il suo inno. Ma al Castellani di pazzesco c’è solo e soltanto l’Empoli e la sua prestazione superba. Che porta in dote solo un punto, ed è questo la nota negativa. L’ennesima incompiuta, in sostanza, di una squadra che da 4 partite interne non riesce ad andare oltre lo 0-0 e, soprattutto, a raccogliere quanto semina merita. Ma stavolta, considerato anche il valore oggettivo dell’avversario, non c’è spazio per i «se» e per i «ma». Questo Empoli, quello che mette alla corde per 90 minuti una big, è tanta roba, ma proprio tanta.

La strategia. Ci riesce, la truppa di Sarri, giocando proprio come aveva chiesto il tecnico: con la faccia di bronzo (in realtà l’allenatore aveva usato un termine più colorito...). Perché attacca difendendo, perché difende attaccando. Come è possibile? Semplicemente giocando sempre in non più di 20 metri di campo. Con la linea arretrata sulla linea che divide in due il campo, spesso e volentieri, con la voglia di andare oltre propri limiti e costruire un’impresa. Correndo in lungo e in largo, senza soste ma anche con la testa sempre lucida. Quasi una lezione di calcio, insomma. Tanto che lo stesso Mancini, in sala stampa, lo ammetterà: «Dobbiamo imparare dall’Empoli». Già, perché di fronte a questo collettivo splendido - ogni tanto sembra una persona sola per i quanto sono perfetti i sincronismi - c’è un avversario praticamente spezzato in due, con i quattro difensori e i due mediani a cercare di limitare i danni (ma ci riescono solo grazie al portiere...) da una parte con i tre fantasisti e il fantasma di Icardi (non l’unico, in realtà) dall’altra. Oltre alle solite qualità, poi, stavolta l’Empoli ci mette anche un vigore impressionante nel pressing. A tratti diventa quasi ferocia, tanto che anche il gap fisico, alla fine, viene non solo colmato ma addirittura ribaltato. Merito, ovviamente, del direttore d’orchestra, al secolo Maurizio Sarri, che rivoluziona anche l’attacco, scegliendo la coppia Mchedlidze-Pucciarelli (finora vista solo in Coppa Italia) per correre praticamente addosso all’Inter in ogni zona del campo.

Muro Handanovic. Nel primo tempo, insomma, il film della partita è quasi imbarazzante. Per gli ospiti. L’Empoli sembra la squadra che rincorre l’Europa, l’Inter quella che deve salvarsi. L’avvio di ripresa (che i nerazzurri affrontano con Andreolli per l’acciaccato Ranocchia) sembra cambiare la storia, perché due capocciate fanno venire i brividi al popolo azzurro. Ma è proprio qui che l’Empoli compie un altro capolavoro. Invece di intimorirsi, infatti, risponde colpo su colpo, con Pucciarelli che si vede murare in più di un’occasione dal portierone sloveno e ben presto, questione di minuti, torna padrone assoluto. Un esempio? L’Inter sparacchia palloni in tribuna in serie, Sarri ci prova fino alla fine cambiando tutti e tre i giocatori d’attacco. E Zielinski, il primo ad entrare, alza ulteriormente il voto in pagella al gigante sloveno. Mancini prova a passare anche al 4-3-1-2, quando regala l’esordio a Shaqiri, ma solo per provare a limitare un gigantesco Valdifiori. È proprio in mediana, infatti, che il divario appare in tutta la sua evidenza, ma la supremazia azzurra è davvero totale, assoluta. E stavolta anche la difficoltà di segnare appare figlia del caso e... di Handanovic.

Sugli spalti... Alla fine, insomma, per gli azzurri ci sono i rimpianti, ma anche gli applausi dei tifosi. Pure loro da applausi, a dirla tutta, per l’ironia su Icardi e, soprattutto, gli striscioni (più di uno) per salutare capitan Davide Moro.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa