Il Tirreno

Empoli

Troppi “nemici”, l’Empoli cade

di David Biuzzi
Troppi “nemici”, l’Empoli cade

L’eurogol dell’ex, i guai in avanti e un rigore non concesso: la serie d’oro non diventa record

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GENOVA. Serve la prodezza di un grande ex, Eder, per fermare la marcia dell’Empoli e impedire alla truppa di Sarri di conquistare un altro record: 8 risultati utili consecutivi nel massimo campionato. La serie s’interrompe a 7 - e il Cagliari, che fa fuori il Cesena, torna minaccioso - ma la sconfitta non basta al Ferraris non autorizza grida d’allarme. No, perché alla fine gli azzurri sono quelli di sempre, coi soliti pregi e i soliti difetti. E l’esplosione di gioia con cui Marassi accoglie il triplice fischio del pessimo Tommasi dice molto. Anche sui meriti della Sarri-band.

Senza unghie. L’Empoli, infatti, la sua onesta partita se la gioca anche stavolta. Solo che, come emerso nelle ultime settimane e forse anche di più, fatica assai a graffiare. La volontà c’è, la predisposione anche, però mancano... le unghie. Nel senso che, là davanti, i conti non tornano ancora. Sarri prova a smuovere le acque con Pucciarelli al posto di Tavano, ma stavolta sono soprattutto i due confermati a mancare. Verdi parte bene, ma si perde presto. Manda alle ortiche un paio di ripartenze più che interessanti (clamoroso e pesante l’errore, in superiorità numerica, del 30’) e lascia anche troppa libertà a Palombo (e per questo Sarri lo richiama in panchina prima dell’intervallo). Big Mac, invece, si trova uno stadio contro e, nonostante la fascia di capitano al braccio, naufraga nella voglia di strafare. Tutto il resto, però, regge. A partire dalla difesa, dove Barba conferma di esserci, e anche in mezzo. Dove, è vero, manca qualcosina da Valdifiori, ma il regista è praticamente “ostaggio” della mediana molto fisica scelta (appositamente) da Mihajlovic. Quando qualcosa non funziona, poi, ci pensa il solito Sepe (su Obiang al 15’ e Duncan al 47’) a stoppare i doriani.

L’arbitro incide. Si va sui binari dell’equilibrio, insomma, con la Samp che però ha qualcosa in più davanti. Soprattutto Eder, che diventa devastante (e decisivo) in avvio di ripresa. Merito di Mihajlovic, che lo sposta sulla sinistra, ma soprattutto colpa dell’arbitro. Già, perché l’ingiusta ammonizione inflitta a Hysaj nel primo tempo (come quella a Mario Rui, che salterà la gara con l’Inter) impedisce all’albanese di essere aggressivo sul brasiliano. Che, infatti, al 2’ prende le misure e al 4’ scrive la storia del match con uno scambio con Bergessio (un po’ blando, nell’occasione, anche Vecino) e supera Sepe nell’unico modo possibile: tiro imparabile. Qui, è vero, inizia un’altra gara. L’Empoli, infatti, fatica a riorganizzarsi e per diversi minuti, almeno 20, la Samp pare padrona. È un’impressione, però, perché con un paio di mosse (dentro Mchedlidze per Maccarone e inversione per i due interni di centrocampo) Sarri sposta di nuovo la partita. Sull’asse Vecino-Pucciarelli (al 27’) arriva la prima palla-gol dell’Empoli, sventata da Viviano, e gli azzurri si riprendono in mano la contesa. Solo che il direttore di gara, Tommasi, non ha ancora smesso di fare danni. Continua ignorando un doppio intervento sospetto al limite al 28’ (Silvestre stende nettamente Pucciarelli mentre Obiang travolge Zielinski) e finisce al 36’, quando riesce a non dare un rigore per un intervento di Gastaldello che letteralmente stoppa con l’avambraccio un tiro di Mchedlidze (che, detto per inteso, là davanti è il più convincente). Un errore/orrore, quello del fischietto, che rende vano anche l’assalto finale con Tavano (alla 300ª in azzurro) per Vecino e la squadra disegnata con il 4-2-3-1.

Nuove soluzioni. Impresa e record, dunque, restano in canna. Senza fare drammi. Ma con l’impressione che in attacco serva forse qualche nuova soluzione. Dal campo o dal mercato. O susu tutti e due i fronti...

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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