Gioco
Un “guappo” al San Paolo «Emozionato? No, curioso»
Per la prima volta Sepe torna a Napoli a giocare nello stadio che fu di Maradona «Sicuramente sarà una partita particolare, ma non ho niente da dimostrare»
EMPOLI. No, non sarà una partita come tante. Non potrebbe mai esserlo per chi è nato a Torre del Greco, a due passi da Fortapasc (ovvero Torre Annunziata) e cresciuto calcisticamente nel Napoli. Quella di domani, al San Paolo, sarà un’occasione speciale per Luigi Sepe.
Lui, il portiere azzurro, per la prima volta tornerà in quel tempio (magari ora un po’ usurato...) del pallone che fu di Maradona. Lo farà da avversario, dopo averci collezionato una decina di panchine (fra il 2009 e il 2011) nelle gestioni di Reja, Donadoni e Mazzarri. Con quella maglia, è vero, ha esordito in serie A (il 28 gennaio 2009) ma a Firenze (sconfitta per 2-1) e, quindi, sarà un debutto da protagonista.
Roba da brividi, insomma, se non fosse che Sepe è un vero guappo per carattere, carisma, personalità. «Emozionato? Ma, forse lo sarò domenica, quando arriveremo allo stadio e quando entrerò in campo. Ora come ora – spiega, con quella faccia un po’ così – sono soprattutto curioso».
Curioso?
«Sì, curioso. Non vedo l’ora di arrivare a Napoli, di giocare al San Paolo».
Nello stadio che potrebbe anche diventare il suo...
«A queste cose è meglio non pensare. E comunque io non ci penso. Ora sono a Empoli, dove peraltro sto benissimo, e ogni sforzo è concentrato sull’Empoli e sull’obiettivo che inseguiamo: la salvezza».
Però stavolta oltre ai punti c’è in ballo anche una fetta di futuro: avrà voglio di dimostrare qualcosa?
«Ho voglia di fare bene, come tutte le volte. In questo la partita di Napoli non è diversa dalle altre. Non credo di dovermi mettere in mostra, semmai penso che qualcuno sarà curioso di vedermi all’opera».
Però, mica male come visione...
«Ripeto, in ogni partita cerco di dare il meglio di me. Di aiutare la squadra. Di fare meglio del portiere avversario».
Com’è quest’ultima cosa?
«Sì, mi serve per caricarmi. Vivo una sorta di sfida personale contro il portiere degli alti. Mi serve per concentrarmi e dare il massimo».
A parte Sepe, quella di Napoli che partita sarà?
«Dura, durissima. Sulla carta, è vero, noi ci arriviamo un po’ meglio di loro. È chiaro, però, che parliamo di un avversario fortissimo, che ha tutto per mettere in difficoltà non solo l’Empoli ma qualsiasi avversario. Noi, come sempre, cercheremo di fare la nostra partita e, francamente, non mi sento sconfitto in partenza».
Pare che Higuain sia in dubbio: che ne pensa?
«Che se non gioca è meglio per noi. Questo è un grande attaccante».
I tifosi come la accoglieranno?
«Non sanno neanche chi sono. Ho fatto una decina di panchine e una presenza a Firenze qualche anno fa».
Però si dice che per un napoletano giocare a Napoli sia sempre difficile.
«Lo scoprirò domenica, ma spero di no. Per ora, ripeto, sono solo molto curioso».
Ultima domanda: quanti amici porterà allo stadio?
«Le richieste si sono sprecate, ma ho cercato di limitarmi. Ho chiesto 15 biglietti».
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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