Il Tirreno

Empoli

Entra Big Mac e accende l’Empoli

di David Biuzzi
Entra Big Mac e accende l’Empoli

Azzurri opachi e sotto in casa del Chievo, poi il gladiatore cambia il volto della partita

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INVIATO A VERONA. L’importanza di chiamarsi Big Mac. O meglio, di averlo. Già, perché è proprio il gliadiatore dell’attacco azzurro, di fatto, ad accendere l’Empoli più brutto della stagione (per poco meno di un’ora), a rimettere in piedi una partita che sembrava persa e a condurre i suoi addirittura a sfiorare un clamoroso (e forse non del tutto meritato) trionfo. Succede dal minuto numero 8 della ripresa, quando Sarri (in tribuna per squalifica) ordina il cambio con Tavano, e fino al 27’, quando il fondoschiena di Bardi (e non è un modo di dire...) impedisce al bomber di completare l’operazione sorpasso.

Azzurro opaco. Un pizzico di rimpianto, fedele e indesiderato compagno di viaggio di questo avvio di stagione, c’è dunque anche stavolta, ma nel bilancio della trasferta al Bentegodi va messo anche tutto ciò che succede prima dell’entrata in scena di Maccarone. E, francamente, quello che resta negli occhi è un azzurro opaco. Di sicuro il più sbiadito dei primi 5 turni. I motivi, probabilmente, sono più di uno. Di sicuro pesa l’assenza di Valdifiori, uomo cardine del progetto di calcio di Sarri, ma scaricare tutta la responsabilità su Signorelli sarebbe, è un errore. Il venezuelano non brilla, in effetti, ma nel primo tempo nessuno lo fa. L’Empoli fatica a impostare il gioco, non esiste praticamente mai dalla cintola in su e, come previsto, soffre la fisicità del Chievo. Corini, che disegna un 4-3-1-2 che diventa ben presto un 4-3-2-1, fa densità in mezzo e nei duelli individuali sia i chili che i centimetri fanno pendere la bilancia dalla parte dei veneti. Che, però, al di là della verve del peperino Paloschi trovano poco o niente da chi la qualità dovrebbe mettercela (Birsa e Botta su tutti, ma anche gli interni di centrocampo), così il predominio gialloblù produce poche occasioni e tutte sporche.

Le fiammate. La partita, però, è quella che vuole il Chievo: confusione, spallate e poco calcio. Un contesto non da Empoli, che si aggrappa alla maiuscola prova dei suoi due centrali (Tonelli parte male ma si riprendere alla grande, Rugani è già una garanzia), ma fa davvero poco complice anche la stanchezza dei tanti giocatori che sono alla terza partita (e questa si gioca pure al caldo....) in appena 8 giorni. È dura, insomma. E il destino sembra segnato in avvio di ripresa (al 5’) quando anche i due baluardi hanno un’indecisione fatale che Meggiorini (in campo al posto di Birsa) trasforma nel vantaggio clivense. The end, pensi, anche perché la reazione è davvero poco cosa. Solo che poi, come detto, spunta Big Mac (per Tavano che non brilla ma neanche viene mai servito in modo degno). E il suo ingresso capovolge e sconvolge il copione. Facendo leva sul suo condottiero, infatti, la truppa guadagna immediatamente almeno 20 metri. Il primo lampo, poi, è quella giusto. Maccarone, infatti, con un colpo di testa nel cuore dell’area di rigore arma il destro di Pucciarelli, al secondo centro consecutivo, ed è pari. Non solo. Prima Verdi, poi lo stesso Pucciarelli (clamoroso il suo errore) e infine Maccarone vanno a un passo dal sorpasso. Nell’ultimo spicchio di gara, però, l’Empoli si placa e il Chievo torna avanti con la pancia (e poche opportunità pulite per fare male ) più che con la testa. Finisce pari, insomma, e va bene così.

La pizzata. L’ultima curiosità, invece, è legata al dopo partita. Con gli azzurri che, alla spicciolata, escono dallo stomaco del Bentegodi con una bella pizza in mano. Ordine dello staff medico, pare, per recuperare prima e meglio le energie. E speriamo che sia davvero così.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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