Il Tirreno

Empoli

Pazzo Empoli, sei bellissimo

di David Biuzzi
Pazzo Empoli, sei bellissimo

Mette paura al Diavolo, poi subisce la rimonta e rischia di cadere ma resiste anche in dieci

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EMPOLI. La fionda e due sassate ben assestate questa volta non bastano. No, stavolta Davide contro Golia finisce pari. Senza vinti né vincitori. Nella notte del Castellani, però, c’è tanto, tantissimo Empoli. Quello del primo tempo, bellissimo e brillante, che fa tremare il Diavolo e arriva a toccare l’impresa con un dito. Ma anche quello del secondo, che paga dazio alle energie spese, alle occasioni non concretizzate e anche al solito arbitraggio pro-big. Soffre, così, la truppa di Sarri. E sembra anche sul punto di cedere. Non lo fa, però, perché forse per la prima volta in questo campionato dimostra anche di saper soffrire. Alla fine, così, insieme al solito carico di rimpianti - compagno ormai tanto fedele quanto sgradito di questo primo scorcio di serie A - arrivano anche i soliti meritati applausi. Che non fanno classifica, purtroppo, ma ribadiscono che l’Empoli, al tavolo dei grandi, può starci.

Una meraviglia. Anzi, per almeno 40 minuti al Castellani sembra proprio la truppa di Sarri quella che deve ambire all’Europa. Perché dopo 10 minuti un po’ timorosi comincia a macinare la gioco, la macchina azzurra, e passa all’incasso sfruttando due palle inattive (bravi Sarri e i suoi uomini) con due prodotti del vivaio: Tonelli e Pucciarelli. Chi si aspettava Torres, insomma, deve aggrapparsi ad Abbiati (due ottima parate) e ai centimetri che saparano Verdi dal tris. È bellissimo, l’Empoli, tanto che bello che pensi subito che sia troppo bello per essere vero. E, infatti, appena il ritmo cala (e succede perché è impossibile tenerlo così alto), il potenziale offensivo dei rossoneri si fa sentire. Eccome. Lo spagnolo, d’altra parte, è un giocatore vero, così come Menez e l’infortunio di Van Ginkel (maluccio) favorisce gli ospiti con l’ingresso di Bonaventura e il passaggio al 4-2-3-1. Proprio Torres, con una capocciata, riapre i giochi. E Calvarese gli tiene tali non fischiando un netto fallo di mano in area di Bonera allo scadere. Involontario, vero, ma talmente plateale che dall’altra parte sarebbe stato sicuramente sanzionato.

Una sofferenza. Così nella ripresa si gioca una partita che semplicemente non doveva esserci. E i rossoneri, che la iniziano con Poli, rischiano ancora di finire nel baratro quando Tavano, al 10’, non sfrutta la palla del tris. Errore insolito, per Ciccio-gol, ma il bomber è stanchissimo. Un po’ come tutti i suoi compagni. Che, in effetti, accusano il peso dello sforzo profuso nel primo tempo e, fatalmente, finiscono per abbassarsi. Il cambio obbligato di Laurini (risentimento), che segue quello di Big Mac (finalmente in A con l’Empoli) per Tavano, priva Sarri (espulso nell’intervallo per il rigore non dato («ho detto all’arbitro che quando ci sono le maglie con le strisce succede sempre così», spiegherà in tv con la solita franchezza...) di un necessario cambio in mezzo. Così gli azzurri sganciano Zielinski e passando prima al 4-1-4-1 e poi al 4-4-1-1 perché vogliono comunque provare a vincere. Nel frattempo, fra l’altro, i rossoneri hanno pareggiato con Honda e sfiorato il tris con Menez (che fa tremare sia la traversa che tutto il popolo azzurro), ma hanno pure esaurito la massima spinta. Soltanto che ancora Calvarese si accorge di essere severo solo con Valdifiori (ammonito due volte in un minuto) e restare in 10 è l’Empoli che, in totale, commette ben 8 falli in meno del Milan. I minuti finali, recuperano incluso, diventano dunque una grande sofferenza ma finiscono anche per dare ancora maggior valore a un punto che vale. Vale tanto.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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