Lutto
Sarri-Inzaghi, sfida fra gemelli... diversi
Al Castellani saranno l’uno di fronte all’altro i due allenatori esordienti della serie A, ma le loro storie sono opposte
EMPOLI. Ok, Empoli-Milan - in scena domani sera sotto i riflettori del Castellani - sarà sempre e comunque la versione calcistica del biblico duello fra Davide e Golia (e i giganti, ovviamente, non scenderanno in campo vestiti d’azzurro...), ma stavolta sarà anche altro. Sarà anche di più. La sfida nella sfida, infatti, è quella fra i gemelli...diversi (e non DiVersi, come il gruppo rap-pop italiano).
Tecnici conto. I protagonisti, infatti, sono i due condottieri: Maurizio Sarri e Pippo Inzaghi. Che, oltre al mestiere, hanno in comune anche un’altra cosa: sono i tecnici esordienti del campionato di serie 2014/2015. Gemelli, dunque. Ma diversi, profondamente diversi. Perché su una panchina ci sono sì arrivati più modo allo stesso modo, cioé smettendo di calcare i campi, ma il loro percorso non potrebbe essere più differente. Sia nella vita che hanno consumato da calciatori che nell’attuale avventura professionale.
Bruciate le tappe. L’ex Pippo-gol, infatti, con la scarpette chiodate ai piedi ha vinto tutto e segnato anche di più. Una carriera fantastica, sia coi club che con la nazionale (è uno dei campioni del mondo di Berlino 2006, mica pizza e fichi...). Che, probabilmente, ha agevolato il dopo. Detto addio al rettangolo verde, infatti, ha consumato due stagioni nelle giovanili del Milan (e, alla prima, ha sbattuto proprio contro l’Empoli nelle finali-scudetto del campionato Allievi): il tempo di vincere un torneo di Viareggio ed eccolo padrone di casa a San Siro. Gavetta? Per usare questo termine è forse più giusto ripercorrere le tappe della carriera di attaccante, quando già firmava caterve di gol con l’Albinoleffe.
Un passo alla volta. Sarri, invece, al tavolo dei grandi si è seduto a 54 anni e mezzo. Ma lui, che da giocatore aveva calcato solo i campi dei dilettanti, questo traguardo se lo è costruito e conquistato passo dopo passo. In senso letterale, però. Perché ha iniziato sulla panchina dello Stia, in Seconda categoria, dove era arrivato da calciatore. E, partendo dal gradino più basso del calcio regionale (il campionato di Terza categoria è a carattere provinciale) ha imboccato la scala per il paradiso (stairway to heaven, direbbero i Led Zeppelin...) per non fermarsi più. Sarri, infatti, i campionati che ha affrontato, da tecnico, li ha vinto tutti, ad uno ad uno: Seconda categoria, Prima categoria, Promozione, Eccellenza, serie D, C1 e C2 (si chiamavano ancora così) e, infine, il trionfo dello scorso maggio con l’Empoli. Un record che, nel calcio italiano, nessuno può vantare.
Sfidare l’impossibile. E che tutto sommato, può rendere possibile l’impossibile. Perché Davide ci riuscì (a stendere il gigante) con un sasso e una fionda, ma Sarri è arrivato dov’è rinunciando a un posto (sicuro) in banca e scommettendo su stesso. E se ha vinto questa sfida...
@DavidBiuzzi
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