Il Tirreno

Empoli

Sul pianeta A c’è anche l’Empoli

di David Biuzzi
Sul pianeta A c’è anche l’Empoli

La gioia di De Rossi e il blitz di Garcia dicono tutto: la truppa di Sarri perde ma è da applausi

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EMPOLI. Due immagini raccontano Empoli-Roma più e meglio di mille parole. La prima la vedono tutte le 11mila e passa anime presenti al Castellani: è l’esultanza di De Rossi al triplice fischio del pessimo Gervasoni. Già, proprio lui, il giocatore più pagato della serie A - quello che da solo prende più dell’intera rosa dell’Empoli - urla e abbraccia tutti come un forsennato. Neanche fosse tornato indietro, a una notte berlinese del 2006. La seconda, invece, dovrebbe essere per pochi intimi. È un episodio, infatti, che si consuma nella pancia del Castellani, nel sacro e teoricamente inviolabile territorio dello spogliatoio. Qui il protagonista è Rudi Garcia, il tecnico dei giallorossi. Che entra nell’altro spogliatoio dello stadio, quello degli azzurri, chiede dove sia Sarri e per diversi minuti si sofferma a parlare con il semi-esordiente collega: lo “copre” di complimenti.

Stesso pianeta. Due episodi, due flash che, con forza, raccontano come si materializza il ritorno, dopo 6 anni, del massimo campionato a Empoli. Perché vince la Roma, sfruttando la qualità dei suoi interpreti, che sicuramente è superiore, ma soprattutto un colpo di fortuna; perché l’Empoli resta a mani vuote ma per larghi tratti si lascia preferire ai più titolati avversari. Non c’è una squadra di un altro pianeta, insomma, non ci sono i temuti “mostri”. Tanto che, alla fine e a sorpresa, l’Empoli esce sì in compagnia del caldo, lungo e convinto applauso del suo popolo, ma anche dei rimpianti.

Carambola amara. Alla resa dei conti, infatti, il solco lo scava una carambola. All’ultimo secondo del primo tempo, quando Nainggolan, forse il migliore dei suoi, approfitta prima di un disimpegno errato e poi di una tardiva uscita della mediana per scoccare un destro velonoso. Sepe s’allunga, lo tocca, ma la palla finisce sul palo, contro la schiena del portiere e, quindi, rotola in rete. Di meglio i giallorossi proprio non potevano chiedere. Perché nei 44 minuti precedenti colpiscono un legno (Maicon) e reclamano un rigore (mani di Tonelli ma dopo una deviazione di coscia e con Destro comunque in fuorigioco), ma soffrono tantissimo e per larghi tratti. Garcia forse maledice l’idea di affidarsi all’attacco di scorta, dove il solo Florenzi riesce a graffiare e quella di sganciare l’appena recuperato Castan, messo in croce da uno scatenato Mchedlidze. All’Empoli manca un pizzico di decisione sia davanti che dietro, almeno negli episodi chiave, ma in mezzo fa più e fa meglio dei presunti marziani (solo Vecino fatica contro Nainggolan, ma Croce stravince il duello con un certo janic...) ma, considerato il gap tecnico, c’è davvero molto poco da imputare agli azzurri. Che anche nella ripresa, con parziale e copione tattico ormai decisamente favorevoli ai giallorossi, rischia ancora su Maicon (murato da Sepe) ma si riprende in fretta e continua a fare tutto quello che si deve per scalare una salita diventata ormai impervia. Ci starebbe anche un rigore di Manolas su Mchedlidze che Gervasoni, ovviamente, non fischia (e Sarri viene espulso per proteste), c’è il georgiano che si batte e si sbatte come un leone. C’è tutto, meno il gol.

Meglio dei punti. Anche i punti, è vero. Ma stavolta (considerato anche il passo avanti rispetto a Udine, dove il primo gol subito bloccò la squadra) forse l’Empoli conquista anche qualcosa di più importante: la consapevolezza. Quella, cioé, di esserci con merito e di poterci stare, in serie A. Anche contro i mostri sacri. E questo può e deve essere il primo mattone per costruirsi la salvezza.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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