Il dolore
Da connubio a... duello Sfida Mchedlidze-Sabatini
L’uomo mercato della Roma lo portò a Palermo e poi lo definì «un fallimento» Il georgiano: «Ma io devo dimostrare a me stesso e, non a lui, quello che valgo»
EMPOLI. È una storia d’amore (calcistico) e di passione (sportiva). Che, come spesso accade anche fuori dal rettangolo verde, è finita male. Con una fuga, per la precisione. È la storia di Levan Mchedlidze e Walter Sabatini, rispettivamente attaccante dell’Empoli e uomo mercato della Roma. Sabato, al Castellani, si ritroveranno l’uno di fronte all’altro, da avversari. Quello che poteva essere un solido connubio, insomma, si presenterà sotto forma di duello.
Credevo fosse amore, invece... La scintilla, la passione, scocca nell’agosto del 2008. L’Empoli è retrocesso e Sabatini, uno dei più grandi segugi di talenti del calcio italiano del terzo millennio, intuisce che quel ragazzone georgiano, allora 18enne, ha la stigmate della promessa. Lo porta a Palermo con un prestito biennale oneroso da 1,2 milione, fissa il riscatto a 6. Il gigante di Tbilisi consuma 9 presenze e segna un memorabile gol alla Juve (storica vittoria rosanero a Torino), ma i guai sono dietro l’angolo. Nella prima metà della stagione 2009/2010 Sabatini esonera Zenga, che per Mchedlidze stravedeva, e chiama Delio Rossi in panchina. È l’inizio della fine.
Quando finisce un amore. L’attaccante, infatti, finisce ai margini della squadra e, a Natale, se ne va. Torna a Tbilisi per la pausa e ci resta. Tornerà in Italia solo nell’estate del 2010, ma a Empoli. «È forse il più grande fallimento della mia carriera – dice di lui Sabatini a giornali e tv di Palermo – sia dal punto di vista umano che tecnico. Credevo che il ragazzo potesse arrivare ai massimi livelli, ma ora penso che non arriverà proprio da nessuna parte».
Vite parallele. Parole dure, durissime. Quasi una sentenza. O meglio ancora, un’anatema, una maledizione. Mchedlidze, infatti, quella fuga la paga, eccome. In termini di sfortuna, perché quando torna in azzurro il suo percorso è costellato da incidenti e contrattempi. Guai fisici a non finire, che puntualmente capitano ogni volta che dimostra di star bene. L’Empoli lo fa praticamente vivisezionare: esami su esami, test su test per capire come gestire i possenti e delicati muscoli del gigante. Quando finalmente la formula magica diventa realtà, poi, Mchedlidze deve scontrarsi sui due bomber sui quali non tramonta mai il sole: Tavano e Maccarone. La differenza, però, è che ora Mchedlidze non è più un ragazzo, ma un uomo.
Lezioni di maturità. A dispetto dell’etichetta che si porta addosso, infatti, Levan non sbaglia più niente. Se c’è un ritardo è sempre giustificato, ma di solito è puntuale. Lavora sodo, lavora tanto e non fa mai polemiche. Così il “fallimento” di Sabatini, quello che non doveva arrivare da nessuna parte, arriva (torna) in serie A e, sabato, avrà qualcosa da dimostrare al suo vecchio mentore.
Nessuna rivincita. Anzi no, perché Mchedlidze è talmente cambiato, talmente maturato, che non ha né bisogno né voglia di vendicarsi dopo quella brutte parole. «Ho già spiegato in passato – sottolinea – che quando ho qualcosa da dire non lo faccio attraverso i giornali ma di persona. Ricordo le cose che Sabatini ha detto di me, che mi ha definito il suo più grande fallimento, e può darsi anche che quella volta abbia sbagliato. Probabilmente non dovevo andare via da Palermo, ma ero giovane e feci quello che mi sentivo di fare. Il campo non lo vedevo neanche da lontano e di stare mesi in tribuna non mi andava. Se ho sbagliato, però, ho sbagliato soprattutto per me stesso. Mi sono fatto del male da solo». Netto e deciso, Mchedlidze, che a Sabatini non vuole replicare a parole né sente di doversi vendicare sul campo. «Sfidarlo è uno stimolo in più? Giochiamo contro la Roma – taglia corto – non ho bisogno di stimoli. E io, ora, devo dimostrare a tutti, compreso Sabatini, ma soprattutto a me stesso di meritare la serie A, di poterci stare. Ed è quello che tenterò di fare ogni giorno e, quindi, anche contro la Roma».
@DavidBiuzzi
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