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L’Empoli è degno, ma c’è Totò...

di David Biuzzi
L’Empoli è degno, ma c’è Totò...

Sprechi in avanti nel primo tempo, errori dietro nella ripresa: ne approfitta il grande ex

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di David Biuzzi

INVIATO A UDINE

Essere degni della serie A. Già, questo aveva chiesto Sarri ai suoi il giorno prima di sedersi al tavolo dei grandi. E, nel cantiere del Friuli, l’operazione riesce a metà. Gli azzurri, infatti, dimostrano di poterci stare per tutto il primo tempo, quando mettono in campo la stessa sfrontatezza e lo stesso gioco con cui il paradiso del pallone se lo sono conquistato. Lo fanno, però, senza lasciare il segno. Ovvero senza concretizzare neanche una delle (tante) occasioni create. Un peccato capitale, in questa categoria, perché poi il conto qualcuno te lo presenta. E se davanti hai un tipetto come Totò Di Natale - festeggiato dal popolo bianconero prima, durante e dopo la sfida - il pericolo è una certezza. Così, nella ripresa, bastano meno di 5 minuti di sbandamento, con un errore di reparto (difensivo) e uno dei singoli (Laurini) per assaggiare il pane duro e vanificare - almeno in termini di punteggio - le tante cose buone fatte.

Belli e spreconi. Un rischio, in realtà, già scampato in via. L’Empoli, infatti, si presenta nel suo classico 4-3-1-2 infarcito da ben 7 esordienti (si fa prima a elencare chi la serie A già la conosceva: Vecino, Tavano e, anche se per poco, Verdi e Mchedlidze). Serve una prodezza di Sepe su Guilherme, dopo una manciata di minuti, per non partire nel modo peggiore. Ma, col passare dei minuti, gli azzurri non solo riescono a rompere il ghiaccio, ma anche a farsi preferire. Per possesso palla, volume di gioco, occasioni. La bilancia pende dalla parte di Sarri (altro debuttante), insomma, ma il gol non arriva. A volte per questione di centimetri (le conclusioni di Vecino e Tavano), altre per scelte sbagliate (Verdi che cerca Ciccio-gol invece di concludere da buona posizione).

La festa di Totò. I motivi sono più di uno, dunque, ma il risultato non cambia:al riposo si va sullo 0-0 ed è Stramaccioni a dover ringraziare la buona stella. Buone notizie per una neopromossa, è vero, ma purtroppo qui s’interrompe la parte bella di una serata che poteva anche essere magica. La ripresa, infatti, inizia con gli stessi interpreti e, tutto sommato, anche con lo stesso copione. Fino al 13’, però, quando Di Natale, proprio lui, si ricorda della promessa fatta al presidente Corsi il giorno del sorteggio del calendario («te ne faccio due», gli scrisse via sms) e approfitta di uno dei pochi momenti di “passività” della linea difensiva per scambiare con Muriel, sfilare alle spalle di Tonelli e infilare Sepe in uscita. È un vantaggio non meritato, quello dei friulani, ma tanto basta per spegnere l’Empoli. Anche perché qualsiasi tentativo di reazione si esaurisce 240 secondi dopo, quando Laurini vuole servire Sepe e non si accorge del solito Totò. Troppo facile, per uno come lui, scartare il cioccolatino offerto dall’azzurro e avvicinarsi sempre più alla straordinaria quota dei 200 gol in serie A (e al suo nuovo obiettivo: il record di Roberto Baggio). Quattro minuti e due svarioni, insomma, mandano alle ortiche speranze e buoni propositi.

Testa alta. L’Empoli, infatti, non ha più la forza di reagire e il tempo che rimane si consuma fra la doverosa standing ovation per Di Natale e altri tre debutti: Mario Rui, Signorelli e Pucciarelli. Poco, ovviamente, per rimettere in piedi la partita, ma abbastanza per dire che gli azzurri ora non devono abbattersi. La serie A è questa, agli schiaffi bisognerà abituarsi in fretta (anche perché dietro l’angolo c’è la Roma...) ma l’Empoli del primo tempo può inseguire l’impresa. Perché questa squadra, nonostante gli errori, è degna.

@DavidBiuzzi

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