Sicurezza
Una preparazione... satellitare
Introdotta la tecnologia Gps e c’è un’altra grande novità: il responsabile ora è Sinatti
EMPOLI. Il calcio, si sa, non è una scienza esatta. Basta pensare agli ultimi mondiali e a quello che è successo nella semifinale Brasile-Germania per averne l’ennesima riprova. Eppure anche il pallone è sempre più... 2.0. Perché i calciatori utilizzano i social network a livello che sfiorano il fanatismo, certo, ma non solo. In casa Empoli, per esempio, una delle due grandi novità della preparazione - iniziata da poco più di una settimana ma entrata nel vivo solo da un paio di giorni - riguarda proprio la tecnologia e i suoi usi. Nella speranza di costruire una squadra stellare, infatti, il lavoro è iniziato con il sistema satellitare.
Già, proprio il Gps - il global position system, o sistema di posizionamento globale - quello usato per gli allarmi delle auto, tanto per intendersi. La seconda novità, invece, è che il responsabile è diventato Francesco Sinatti, il giovane preparatore entrato l’anno scorso nello staff e “promosso” con una decisione comune di società, tecnico e professor Claudio Selmi, da sempre (pur con qualche pausa) l’uomo dei muscoli per gli azzurri. «Senza dubbio è una grande soddisfazione – racconta Sinatti – così come una grande responsabilità. Mi preme subito precisare, però, che il lavoro era, è e continuerà ad essere di staff. E, anzi, il fatto di avere accanto Selmi, con la sua supervisione, per me è di fondamentale importanza».
Ma nella preparazione avrà portato qualcosa di suo...
«Di nostro, ripeto. Le decisioni sono comuni e tutto il lavoro, anche quello fisico, parte dalle esercitazioni tattiche del mister. Rispetto all’anno scorso, infatti, cercheremo di monitorare ancora di più e ancora meglio lo sforzo dei ragazzi durante questo tipo di allenamento. Così, poi, potremo modulare le sessioni fisiche di conseguenza».
E come ci state provando?
«Anche con l’introduzione del Gps, che finora non avevamo mai usato. Con questo tipo di tecnologia siamo in grado di controllare il movimento che i giocatori effettuano sul campo. Scatti, cambi di direzione, corse lunghe: dai dati emerge un dato interessante che unito agli altri mezzi che già utilizzavamo (la misura dello sforzo fisico profuso, ndr) ci consente di andare a personalizzare il lavoro in maniera più precisa e accurata che mai».
È questo l’obiettivo: personalizzare il lavoro?
«Certo. Più riusciamo a renderlo aderente alle caratteristiche dei singoli e meglio è. Non solo in termini di condizione, sia chiaro, ma anche per la prevenzione degli infortuni».
Il lavoro svolto finora la soddisfa?
«Sì. Anche in questo caso abbiamo cambiato qualcosa rispetto al recente passato. I ragazzi erano reduci da uno stop lungo, di 45 giorni, ed era impensabile ripartire subito a mille all’ora. I primi giorni, in sostanza, sono stati di reinserimento al lavoro, mentre la preparazione vera e propria è iniziata da pochi giorni».
E abbiamo già visto i gradoni alla Zeman...
«Ma non è che fare i gradoni faccia la differenza. È un tipo di esercitazione ma non l’unica. A mio avviso, e tutto lo staff è d’accordo, le cose importanti sono altre».
Tipo?
«L’ho già detto, la prevenzione degli infortuni e andare verso l’individualizzazione del lavoro. L’obiettivo, poi, è quello di arrivare all’inizio del campionato in buona condizione. Perché ovviamente ci sarà da correre».
E in questo caso, parafrasando un vecchio (e celebre) spot di un gelato, “due preparatori is meglio che one”. «Sinatti proporrà le esercitazioni e le seguirà personalmente – spiega Claudio Selmi – io avrò un compito di controllo sul lavoro e sui dati. Un tutor? No, lavoreremo insieme. Ma dopo tanti anni mettere l’esperienza al servizio di un giovane dotato come Francesco è una soddisfazione».
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