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IL CASO

I Desperados si schierano con Sarri

Dopo le accuse di omofobia al tecnico per la frase infelice di Varese

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EMPOLI. «Il calcio non è uno sport per f...». E dietro a quei punti di sospensione c’è la parola “proibita”. Quella che Maurizio Sarri ha pronunciato martedì sera, a Varese, al termine della partita. Una parola che chiama in causa gli omosessuali e che ha suscitato e sta suscitando un mare di polemiche. Alcune comprensibili, perché certo il tecnico azzurro ha sbagliato, ma altre un po’ meno, perché esprimono giudizi personali e sono espressi da chi la persona in questione neppure la conosce.

Fatto sta che le frasi, riportate da alcune siti di Varese e anche sul Tirreno di ieri, hanno fatto il giro di siti e social network con molti pronti a chiedere la testa di Sarri. Lui, il tecnico, si è prima di tutto scusato («ho sbagliato a utilizzare quel termine, mi dispiace molto») e poi preso di mira chi lo ha messo con troppa fretta sul banco degli imputati.

Cosa che, sempre on line, è accaduta persino a Empoli, dove invece il tecnico dovrebbe essere conosciuto per quello che è: vero, verace, vulcanico e a volta anche sopra le righe, ma di sicuro lontano da ogni forma di discriminazione o razzismo. E, non a caso, in aiuto (si fa per dire) dell’allenatore sono scesi in campo i Desperados. Che, attraverso la loro pagina Facebook, hanno pubblicato un commento di appena due parole due che, però, dice tutto...: «Grande Sarri!».(d.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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