Il Tirreno

Empoli

Quella di Rugani diventa una favola senza fine

di David Biuzzi
Quella di Rugani diventa una favola senza fine

Dalla Primavera all’Italia dei grandi in pochi mesi, ma lui non si monta la testa «Una bellissima parentesi, ma ora dobbiamo pensare a dare il meglio a Modena»

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EMPOLI. Sarà per quella faccia da bravo bimbo - quello che vorresti far sposare a tua figlia, tanto per capirsi - sarà perché le cose belle per lui sembrano non finire mai... Il motivo, insomma, chiunque può sceglierselo a seconda di gusti e preferenze, ma il fatto è che parlare con e di Daniele Rugani è come entrare dentro a “Il favoloso mondo di Amelie”.

Come nel film-capolavoro francese del 2001, infatti, anche le vicende del difensore azzurro sembrano in bilico sulla linea che divide realtà e fantasia, verità e favola. Perché reali, concreti, sono il suo valore e i suoi meriti. Ma da fiaba appaiono i passi compiuti in pochi mesi: dalla Primavera (della Juve) alla serie B da protagonista con l’Empoli, dall’Under 21 (con gol ufficiale in Irlanda del Nord alla prima da titolare) all’Italia dei grandi. Quella “assaggiata” proprio in questi giorni con lo stage consumato a Roma, agli ordini del ct Prandelli, e terminato ufficialmente ieri mattina.

«Un’esperienza bellissima – sottolinea “babyface” Rugani – difficile anche da descrivere. Sono rimasto davvero molto colpito, a livello umano, dal ct Prandelli e da tutto l’ambiente. Era uno stage dei giovani, è vero, ma si respira un’aria diversa. Lo avverti proprio che stai facendo parte di qualcosa di speciale».

Il ct cosa vi ha detto?

«Che tutti noi eravamo lì per meriti acquisiti. Che ci aveva fatto seguire da suoi collaboratori e che ora toccava a noi provare a lasciare una buona impressione. Anche perché conta di aggregare almeno 2 o 3 giovani anche al gruppo che andrà in Brasile».

E lei ci pensa?

«Al mondiale? Come no. A guardare le partite al bar insieme ai miei amici. Non scherziamo. È stata una bella parentesi, ma ora è chiusa».

Non chiusa definitivamente, però...

«Io le miei ambizioni ce le ho, sia chiaro. Ma so anche che si ottiene tutto con il lavoro e dunque l’unico obiettivo che mi pongo, a livello personale, è proprio quello di crescere, di migliorare».

Cosa hanno in comune Prandelli e Sarri?

«Bella domanda. Non conosco abbastanza bene il ct da poterlo dire, ma a occhio e croce mi sembra che, pur fra tante differenze, una cosa in comune ci sia: entrambi cercano di dare molto ai giocatori anche sotto il profilo umano».

E lei, ora, ha un po’ del suo entusiasmo da dare all’Empoli?

«Quello non è un problema, ma secondo me non ce n’è bisogno. È un momento un po’ complicato, è vero, ma mi pare che in tanti stiano peggio. Dobbiamo restare tranquilli, imparare dagli errori commessi e guardare avanti. E, quindi, prepararsi a dare il meglio a Modena. Una partita dura, ma possiamo dire la nostra».

Ultima domanda, d’obbligo, c’è una dedica per questa convocazione?

«Più di una, in realtà. La prima è per la mia famiglia che mi ha seguito passo dopo passo, facendo sacrifici, permettendomi di arrivare dove sono arrivato oggi. La seconda è per compagni, staff e società: senza di loro non ci sarei mai arrivato».

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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