Sicurezza
All’Empoli manca solo il dessert
Nel derby domina la scena, poi resta in dieci ma non molla e sfiora un’impresa storica
SIENA. È come andare al ristorante - tanto per restare in un’immagine che a Empoli è stata disegnata in questi giorni per motivi politici - è annusare soltanto la portata più gustosa. Già, perché stavolta i giovanotti di Sarri vanno a un passo da un’impresa che poteva riscrivere la storia (del pallone azzurro). Ovvero sbancare Siena dopo 44 anni e farlo, per di più, giocando un tempo in inferiorità numerica per un’espulsione, quella di Eramo sul tramonto della prima frazione, ingenua e ingiusta (ma più ingiusta che ingenua). A quel famoso ristorante, insomma, Tavano e soci comunque non vanno a guardare gli altri mangiare. No, tutt’altro. Si siedono a capotavola e si prendono la scena. Che dominano (o quasi, perché i bianconeri cercano di replicare colpo su colpo contribuendo ad alzare la cifra spettacolare di un derby davvero molto bello), come certificato dalla traversa timbrata da Tonelli e dalle parate di Lamanna sull’atteso ex Maccarone.
La frittata. Più Empoli che Siena, insomma, nonostante la ricerca sistematica degli esterni da parte dei padroni di casa. Tutto cambia, però, mentre i titoli di coda del primo tempo sono praticamente già passati. E cioé quando Eramo, ammonito una manciata di minuti prima per un fallo a metà campo su Fabbrini, s’avventa su una gran respinta di Lamanna su Big Mac ma è in ritardo rispetto a Belmonte e si butta in scivolata. Entrata inutile e scomposta, ma sull’effettivo contatto restano tanti, tantissimi dubbi. Fatto sta che per il mediano a secondo fallo commesso corrisponde secondo cartellino giallo incassato (mentre nella ripresa, e il problema è questo, il pessimo Merchiori sarà molto più “tenero” con Angelo e Valiani...) e la frittata è fatta e pure servita.
Un bel secondo. Un duro colpo da incassare, probabilmente fatale per molti. Non per l’Empoli, però. Perché chi ha la personalità per andare in ogni campo - e anche a Siena - a imporre il proprio gioco, non può certo accontentarsi di buttare giù un paio di uova rotte (da altri). E così, nella ripresa, l’Empoli riparte con il 4-3-2 (con Verdi interno) abbassandosi un po’. Ma si rialza subito quando Sarri ripete la mossa vincente di Pescara e, pur dovendo rinunciare a un certo Tavano, sgancia Signorelli e passa al 4-4-1. Il Siena, in sostanza, sbatte sulle due linee azzurre creando poco o niente, ma l’Empoli ha ancora fame. E così si serve da solo la portata principale, il secondo, andando a costruire l’azione che Rugani (con l’assist) e Verdi (con l’inserimento) trasformano nel calcio di rigore che il direttore di gara assegna sul contatto tra il fantasista azzurro e uno dei tanti ex del match, Giacomazzi. Decisione dubbia, anche questa, perché a velocità normale sembra un fallo colossale, ma l’analisi dei video fa sorgere più perplessità sul contatto (c’è stato davvero? E di quale intensità?). Ad ogni modo Big Mac, come sempre eroico quando il gioco si fa duro, trasforma il penalty sotto la sua ex curva. Non esulta, come promesso, ma fa esultare il popolo azzurro. Che - insieme alla squadra - continua a crederci, anche perché il Siena ormai ci mette solo la generosità, e ad aspettare solo il dolce (i tre punti) per alzarsi da tavola e salutare la compagnia. Invece l’indigestione (di punti) evapora a 4’ dalla fine, quando un semi-innocuo colpo di testa di Jordà (ennesimo attaccante gettato nella mischia da Beretta) si trasforma nell’1-1 perché Tonelli - causa eccesso di generosità - finisce per ostacolare Bassi. Peccato, perché poteva essere una di quelle scorpacciate che ti ricordi per tutta la vita. Ma, e si torna al punto di partenza, l’Empoli non è andato al ristorante a guardare gli altri mangiare...
@DavidBiuzzi
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