Il dolore
Mchedlidze ritrova il sorriso: è arrivata la piccola Sofia
È nata la secondogenita dell’attaccante georgiano. Il miglior modo possibile per incassare il brutto colpo dell’infortunio alla caviglia che lo terrà fuori per 40 giorni
EMPOLI. Un fiocco rosa per aprire uno spiraglio di luce. Già, perché quel fiocco, quello rosa, da stamani è appeso sul portone di casa di Mchedlidze. Proprio lui, il gigante buono Levan, ha vissuto il suo primo giorno da neo-infortunato nel miglior modo possibile: è arrivata Sofia, la sua secondo-genita. La bimba è nata intorno alle 20 di eri e sta bene, come mamma e fratellino. Un po’ meno, ovviamente, il papà, che martedì si è procurato l’infrazione del malleolo tibiale della caviglia sinistra nel corso dell’allenamento pomeridiano.
È chiaro, però, che almeno ieri il giocatore avrà pensato a tutto meno che all’infortunio. Che lo terrà fuori per 40 giorni ma che, peraltro, poteva andare anche peggio. Secondo quanto emerso ieri, infatti, lo staff medico sul momento - cioé prima dell’esame strumentale all’Ecomedica - aveva temuto anche danni peggiori. Ovvero l’interessamento dei legamenti, cosa che di solito avviene quando un problema così serio si verifica all’altezza del malleolo Un infortunio molto simile, in sostanza, a quello che fermò (a lungo) Montella all’inizio della sua avventura nella prima squadra azzurra.
Pur restando un incidente serio, invece, Mchedlidze dovrà portare il tutore per circa 25 giorni (salvo un’imprevista accelerazione nella calcificazione ossea) ed entro il termine dei 40 dovrebbe essere di nuovo in campo. E ad aspettarlo, ora, c’è anche Sofia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
