Il Tirreno

Empoli

L’Empoli si riaccende, che bellezza

di David Biuzzi
L’Empoli si riaccende, che bellezza

A Padova gioca un calcio fantastico per oltre un’ora, la pecca è che colpisce solo con Big Mac

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PADOVA. Lo avevamo detto, sette giorni fa: il sacro fuoco cova ancora dentro l’Empoli, basta aspettare il momento per un migliore slancio. E il momento è questo. Arriva a Padova, in un freddo pomeriggio di metà inverno, in cui la truppa di Sarri torna a essere “La grande bellezza”. Si, proprio come il film di Sorrentino che, fra pochi giorni, rappresenterà l’Italia all’Oscar. È un paragone forse ardito, ma che nasce spontaneo perché per almeno 60 minuti, ma forse anche qualche ritaglio di tempo in più, gli azzurri sono davvero da premio. Se lo guadagnano giocando un calcio straordinario (nel senso letterale della parola: fuori dall’ordinario) con una difesa che si muove come se fosse un solo uomo (il Padova, alla fine, andrà 8 volte in fuorigioco, 7 delle quali toccano all’ex Rocchi), un centrocampo che domina la scena e un attacco che crea occasioni su occasioni. Una macchina perfetta, insomma, se non fosse per un particolare che, nel calcio, non è trascurabile.

Il festival dello spreco. Ovvero che, in attesa della finalissima di Sanremo, all’Euganeo i solisti della Sarri-band decidono di mandare in scena un festival alternativo. Quello dello spreco. Alla resa dei conti, infatti, le occasioni da rete sono la bellezza di 10 e il fatturato si ferma a 1 gol fatto. Lo firma Maccarone, quando il primo tempo s’avvia al tramonto, rompendo il digiuno (di 6 gare) con un tocco da opportunista dopo un’uscita di Nocchi sui piedi di Tavano. Gol pesante, sia chiaro, ma poco, decisamente troppo poco rispetto a quanto creato. Anche perché, al di là dei buoni interventi in serie di Nocchi, gli errori di misura degli stoccatori sono tanti e rischiano di pesare assai. Succede, in particolare, nella fase centrale della ripresa, quando un fisiologico calo degli azzurri si somma al cambio di modulo dei veneti (che abbandonano un lacunoso 4-3-1-2 iniziale per un arrembante 4-2-4) e così serve un superbo Bassi (che fino a quel momento si era sporcato maglietta e guanti solo per un’estemporanea iniziativa di Pasquato) per dire di no prima a Improta (addirittura con la faccia) poi a Rocchi (con una prodezza assoluta). Bene così, perché per pensare in grande serve anche un grande portiere, ma tenere viva una partita che - per qualità e quantità di gioco - non ha mai avuto storia è comunque una pecca.

Il genio della lampada. Tutto è bene quel che finisce bene, però. Perché alla fine quel pizzico di sofferenza serve anche a farti apprezzare di più l’impresa e il suo dolce sapore. Impresa che, questa volta, porta il nome di Verdi. Già, perché il piccolo genietto esce dalla lampada e, puntualmente, lascia il segno. Lo fa nell’azione decisiva, con l’insidioso cross che costringe Nocchi all’intervento imperfetto e arma il destro di Big Mac, la fa con una serie di iniziative che spaccano in due il Padova e permettono all’Empoli di trasformare (quasi) ogni azione in un’azione da gol. Verdi s’accende e accende l’Empoli, insomma. E non è certo un caso.

La situazione. Come, ovviamente, non è un caso che l’Empoli sia lassù, sempre più in alto. O almeno con un margine di sicurezza più ampio, visto che dal +2 sul Lanciano si passa al +3 sul Cesena. Margine tutt’altro che rassicurante, sia chiaro, ma con la bagarre alle spalle (la terza in classifica cambia di settimana in settimana) essere un passo davanti non è certo male. E, a volerla dire tutta, anche il Palermo è più vicino. Perché il pari interno con lo Spezia dimezza il vantaggio dei siciliani.

@DavidBiuzzi

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