Il Tirreno

Empoli

Non si è spento il “fuoco” dell’Empoli

di David Biuzzi
Non si è spento il “fuoco” dell’Empoli

La Sarri-band non ha lo smalto dei giorni migliori, ma ha un orgoglio smisurato e un bomber che non tradisce mai

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EMPOLI. Ricordate i Meganoidi. No, non i cattivi del cartoon Daitarn 3, ma il gruppo genovese capofila dello ska-punk italiano del terzo millennio? Cosa c’entrano con l’Empoli e il suo terzo pareggio consecutivo? Forse non molto, in generale, ma c’è una loro bellissima canzone del 2001, “Zeta reticoli”, che fotografa bene il momento della Sarri-band.

Un migliore slancio. «Brucia ancora – recita il testo – che prima o poi ritornerà, conservo di nascosto sempre lo stesso smalto». Proprio come gli azzurri. Anche loro bruciano ancora, e lo dimostrano mettendoci il cuore, anche loro (si spera) conservano lo smalto di sempre, perché in questo periodo è un po’ più opaco. «Aspetterò il momento – continuano i Meganoidi – per un migliore slancio». Proprio come gli azzurri, anche in questo caso. Perché la maledizione del Castellani (ultimo acuto interno il 17 novembre scorso) continua a “mordere” e il terzo pareggio consecutivo (tutti seguiti al ko di Latina, nel 2014, insomma, la casella delle vittorie recita ancora 0) lascia la truppa al secondo posto (magari fosse finita oggi...), con lo stesso gap sulla capolista Palermo e lo stesso vantaggio sulla prima inseguitrice (non più l’Avellino ma il Lanciano). Tutto come prima, insomma, in attesa di giorni migliori.

Una marcia in meno. Già, perché l’Empoli di oggi è quello di sempre: cerca il gioco costantemente, vuole tenere sempre la palla fra i piedi, accelera con improvvisi scambi veloci. Solo che - e la differenza è sostanziale - fa tutto con una marcia in meno. Leggermente più lento, cioé, sia di piede che di pensiero. Questione di brillantezza - perché le lunghe distanze ci sono e le sfuriate finali lo confermano - questione di smalto. Che pesa, si diceva, perché al Carpi è sufficiente rinchiudersi in un 4-1-4-1 strettissimo (in pratica sono sempre 9 i giocatori di movimento dietro la linea della palla) per rischiare il giusto. Quando s’accende Tavano, cioé, sono dolori. Ma il resto non è all’altezza del bomber, visto che Big Mac fatica (pur essendo generoso come sempre) e stavolta Valdifiori non è marcato a uomo ma addirittura da due uomini (Lollo e Memushaj). In più gli azzurri hanno difetto congenito: come rialzano la testa per respirare prendono gol. Succede sul tramonto del primo tempo, con una dormita collettiva sul primo angolo emiliano (l’Empoli marca a zona per mancanza di centimetri...) e Gagliolo che infila Bassi. Sembra la fine.

Ciccio non tradisce. Ma, giusto come la canzone, in attesa del migliore slancio, l’Empoli brucia ancora. È il fuoco dell’orgoglio, il carattere di un gruppo che ci prova sempre. A costo di sembrare una mosca che continua a sbattere contro la lampadina accesa. Il resto, poi, lo fa Ciccio, che al primo uno contro uno possibile umilia lo stesso Gagliolo e si conquista il rigore (assegnato dal segnalinee Raparelli, perché l’arbitro Maresca è davvero poca roba) che regolarmente trasforma (nel 2014 per gli azzurri ha segnato 3 gol su 3 Ciccio...) per il definitivo 1-1. Così resta tutto come prima. Con l’Empoli che brilla meno del solito, ma che è sempre lì, in zona-sogno, grazie al suo cuore e ai suoi big. In attesa, ovviamente, di un migliore slancio.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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