Il Tirreno

Empoli

Empoli, è un piccolo-grande punto

di David Biuzzi
Empoli, è un piccolo-grande punto

Rischia di vincere ma anche di perdere e alla fine esce indenne da una trasferta insidiosa

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TRAPANI. Ci sono punti e punti, ci sono pareggi e pareggi. Quello dell’Empoli, sotto la splendida rocca di Erice, è di quelli dal peso specifico importante, superiore a quanto non possa sembrare. Certo la truppa di Sarri rinvia ancora l’appuntamento con il primo squillo del 2014, vede allontanarsi il Palermo (che doma il Padova con un rigore) ma mantiene il secondo posto (fra le inseguitrici brinda solo il Crotone) e, soprattutto, si lascia alle spalle una trasferta che si rivela proprio com’era annunciata: piena zeppa di trappole.

Gara a scacchi. La pattuglia di casa, infatti, conferma tutte le buone sensazioni che aveva suscitato già al Castellani. È una formazione solida, quella assemblata dal bravo Boscaglia nel corso degli anni, arricchita da elementi di esperienza e capacità (Terlizzi e Rizzarto) e che sa sfruttare bene le armi che ha. Proprio come nella sfida d’andata, infatti, disegna sul campo un 4-4-2 che le linee di difesa e centrocampo molto strette. Chiude gli spazi, cioé, pressando con continuità e convinzione e affidando i sogni di gloria alla velocità di Mancosu, il re del gol della serie B. Guai a lasciare troppo campo, insomma, e soprattutto guai a distrarsi. A costo di rimetterci un po’ della sua ormai proverbiale brillantezza, insomma, l’Empoli sceglie la via della concretezza con il possesso palla di sempre ma ritmi meno alti del solito. Diventa una sorta di partita a scacchi, insomma, con gli azzurri che fanno meno del solito perché Verdi fatica ad accendersi (non a caso spicca per un salvataggio nei pressi della linea di porta di Bassi dopo una mischia nell’area azzurra) e anche Croce bada più a guadarsi le spalle che ad offendere. Forse anche perché alle sua spalle con c’è Hysaj, ko nel riscaldamento, ma Mario Rui, cooptato nell’undici di partenza all’ultimo tuffo.

Errori e fortuna. Al riposo, insomma, si va con un giusto nulla di fatto, ma anche con più Trapani che Empoli (almeno come sensazione). Così gli azzurri riprendono la contesa con uno spirito diverso. Guidati dal solito Maccarone - che spesso s’allarga a destra per cercare gloria e per costringere Rizzato a restare sulle sue - cominciano subito a creare grossi problemi ai siciliani. Anche perché dietro la difesa è una macchina quasi perfetta. Concede qualcosina più del solito sulle corsie laterali, è vero, ma la trappola del fuorigioco scatta coi meccanismi di un Rolex con la coppia centrale e Bassi (sempre pronto a trasformarsi da portiere a libero aggiunto) che fanno le cose giuste coi tempi giusti. L’ingresso di un vivace Castiglia per Eramo (autonomia limitata, ma sostanza e personalità garantite) acuisce questo trend e quando Pucciarelli corona la consueta staffetta con Verdi la gara s’infiamma definitivamente. Lo stesso Pucciarelli, al 21’, ha la palla che può cambiare la storia del match, ma sceglie di tirare (fuori) invece che servire Tavano (solo a porta vuota). Un brutto errore (che ci sta, perché il ragazzo è tutto meno che un egoista) che rischia di costare caro. Pochi istanti dopo, infatti, è Basso (quello declinato al singolare) ad avere sulle testa la rete spacca-partita. Ma la sua incornata, su cross di Nizzetto, finisce per spaccare solo il palo. Come dire: per una volta almeno gol sbagliato non porta a gol subito. Così l’Empoli continua a rischiare di vincere (in particolare con un contropiede 3 contro 3 gestito male) ma anche di perdere (soprattutto nel finale quando il Trapani gioca quasi d’assalto). Ovviamente chiude con un pareggio. Che è un piccolo passo, è vero, ma un piccolo passo in avanti.

@DavidBiuzzi

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