Proteste
Secondo ma bello: l’Empoli c’è
Non s’arrende alla forza della capolista e agli errori dell’arbitro: così si può cullare il sogno
EMPOLI. Il colpo resta in canna, il sorpasso non riesce. Ma la notte del Castellani sorride comunque all’Empoli. Già, perché tirando le somme scopri che l’allegra banda di Sarri ha davvero tutte le carte in regola per inseguire il suo sogno. Non è detto che lo coroni, questo sì, ma se riesce a mettere sotto la prima della classe, che nella ripresa rischia pure di vincere (1 gol e 2 pali su 4 tiri totali nello specchio) ma che costruisce le sue fortune, oltre che sulla concretezza, su un atteggiamento ostruzionistico (tatticamente e non solo: 23 falli totali) e sulla pessima giornata (non la prima, purtroppo) dell’arbitro Nasca. Che forse non sbaglia negli episodi chiave (anche se un contatto Andelkovic-Eramo, nel primo tempo, lascia più di qualche dubbio...) ma di sicuro agevola il compito dei rosanero scrivendo due nuovi capitoli del regolamento. Il primo: su Maccarone non è mai fallo. Il secondo: Lafferty può picchiare a suo piacimento, non può essere espulso.
L’episodio. Proprio il centravanti ospite, infatti, sembra un fabbro (con tutto il rispetto) della sua Irlanda del Nord (e, magari, dopo una serata al pub...) quando, a fine primo tempo, scalcia Valdifiori che ha già dato via la palla. Intervento da rosso e lui il giallo l’ha pure già preso (al settimo fallo...), però Nasca preferisce soprassedere e proprio Lafferty, ma guarda un po’, porta immeritatamente avanti il Palermo al 25’ del secondo tempo. Gol da dividere fra attaccante e arbitro, insomma, con la compartecipazione di una difesa azzurra stranamente timorosa nello sviluppo dell’azione.
La partita. È un colpo che fa male, comunque sia. Anche perché è l’Empoli - e solo l’Empoli - a fare la partita. Il Palermo si presenta con un 3-5-2 abbottonatissimo, riservando il capitolo “ora attacco io” alle ripartenze di Hernandez . Che, non a caso, dopo 20 minuti di scatti e contro-scatti s’infortunia. Così gli azzurri, già padroni del campo, finiscono per dominare la scena. Nonostante Andelkovic abbia il permesso (arbitrale) di stazionare sulle caviglie di Big Mac, infatti, Verdi è ispirato e Tavano il solito assatanato. In mezzo, poi, Croce non è ancora quello di prima della sosta, ma Valdifiori è un robot che non sbaglia mai e, in più, c’è il debutto di Eramo a dare sostanza. L’ex doriano, infatti, è fuori condizione e ancora un po’ fuori dal gioco, ma ci mette quel pizzico di forza che davvero mancava. Non a caso la gara torna su binari più equilibrati quando lui accusa un calo fisiologico (non giocava dalla prima di serie A: fine agosto 2013).
Forza contro tecnica. È proprio la maggior forza fisica (il computo di centimetri e muscoli è decisamente a favore dei rosanero) che consente alla truppa di Iachini di mettere la testa fuori dal guscio. E di dimostrare una dote che l’Empoli, purtroppo, proprio non ha: la concretezza. Quando tira, infatti, o segna (pure in modo rocambolesco...) o prende i legni. Roba da capolista. Ma da prima della classe è anche la reazione d’orgoglio che la truppa di Sarri piazza quando è sotto di un gol. Lui, il tecnico, non ci pensa due volte e sgancia Mchedlidze per passare a un 4-2-3-1 che più offensivo non si può, e dopo pochi istanti - visto che la fortuna aiuta sempre gli audaci - Terzi cicca il rinvio e consegna la palla all’uomo sbagliato (per il Palermo): Tavano. E lui, il bomber, ringrazia a modo suo, con il diagonale che rende un minimo di giustizia (non completamente, ma meglio di niente...) e che lo rende sempre più Cicciocentus: 100, infatti, ora sono i suoi gol in campionato. Applausi please. Per lui e per l’Empoli.
@DavidBiuzzi
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