Il Tirreno

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L’Empoli dal sogno alla caduta

di David Biuzzi
L’Empoli dal sogno alla caduta

Tavano firma un gol che vale il primato, ma prima arriva il pari poi la beffa allo scadere

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LATINA. Maledetta sosta, maledetto finale. L’Empoli, infatti, inaugura il suo 2014 con una sconfitta che brucia, brucia tantissimo. Perché arriva agli ultimi secondi, è chiaro, ma anche perché non rispecchia quello che dice il campo. Dove gli azzurri, infatti, fanno la gara dall’inizio alla fine, concedendo il giusto ma mettendo anche in luce un problema che si trascinano dietro dall’inizio della stagione: l’impressionante mole di gioco espressa non coincide con le occasioni create. Così gli unici errori difensivi - perché nel complesso la prova del pacchetto arretrato sarebbe pure buona - costano un ko che ha il sapore della beffa. E anche il fatto che, in testa, si muova praticamente il solo Palermo (che, peraltro, non va oltre lo 0-0 interno col Modena...) è una consolazione relativa. Perché l’Empoli passa al 29’ della ripresa e sogna addirittura il sorpasso. Incassa il pari poco dopo ma può comunque allungare sull’Avellino. E, invece, alla fine resta con un pugno di mosche in mano. E tanta rabbia, ovviamente, per l’ennesima occasione (di allungo) sprecata.

Senza squilli. E dire che, a differenza dello scorso anno, l’Empoli si ripresenta in campo - dopo una sosta biblica - con il piglio con cui l’aveva lasciato. Anche su un campo difficile come quello di Latina, cioé, si prende la briga di fare la partita. Con personalità e forza, nonostante qualche acciaccato in campo (come Laurini, recuperato in extremis dalla febbre). Manca l’acuto, però. O meglio lo spunto che possa dare concretezza una supremazia territoriale a tratti quasi imbarazzante. Così, nonostante il possesso palla, ad andare vicini al gol sono addirittura i padroni di casa, con un siluro di Jefferson che “bacia” il palo esterno. Qualcosa non torna, insomma, e non basta l’atteggiamento guardingo del Latina (annunciato col 3-5-2, ma che in verità si chiude a riccio con il 5-3-1-1) a spiegarlo. Il problema degli spazi, ovviamente, è centrale. Ma anche la condizione precaria di Croce (dopo la febbre) e le difficoltà di Tavano (anche lui reduce da stop per noie al ginocchio) ad entrare nel match.

Si sveglia Cicciogol. Nella ripresa, però, qualcosa cambia. E, soprattutto, cambia Ciccio. Il bomber, infatti, entra in partita piazzando i suoi classici scatti che mandano in tilt la (lenta) linea difensiva dei pontini. Così al primo tentativo (4’) sfiora il capolavoro, al secondo (11’) spara a salve (fuori) da ottima posizione e al terzo (29’) lascia il segno su assist del gemello Big Mac. Sembra fatta, in quel momento. Perché il Latina, che ha il merito di non smettere mai di crederci, è pericoloso solo su angolo (14’), ma sembra avere poche frecce. È bravo Breda a trovarle dalla panchina, con Jeffersong e Ristovski che cambiano la storia della partita, mentre Sarri deve rinunciare a Laurini (che proprio non ce la fa più). Ko devastante, quello del francese, perché l’Empoli perde forza (difensiva) soprattutto sugli esterni e perché la difesa (ora con Hysaj a destra e Mario Rui a sinistra) fatica a ritrovare le misure (sul primo gol esce in ritardo, sul secondo è proprio messa male). Escono anche Croce e Tavano (controvoglia), ma Verdi (che subentra al bomber) gestisce male un paio di buone ripartenze (sull’1-1). Errori e sfortuna, insomma, e addio alla possibilità di accelerare la corsa. E, visto che non è la prima volta, forse sarebbe anche il caso di ripensare al mercato (c’è l’ultima settimana). Perché uno sforzo, purché sostenibile, per aggiungere ancora più qualità potrebbe davvero rappresentare la svolta.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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